... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone
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venerdì 2 ottobre 2009

Ministro Gelmini, le spiego perché il problema è lei, la lettera di Piergiorgio Odifreddi

Una bella lettera di Odifreddi comparsa su "Il fatto quotidiano", il nuovo quotidiano di Padellaro e Travaglio. Per collegarti clicca sul titolo

giovedì 26 marzo 2009

vite pericolose

[giovani coraggiosi /1]


Il problema principale per i boss del nuovo impero camorristico sono uno scrittore e un magistrato.
Lo scrittore è Roberto Saviano, che con i 2.000.000 di copie di 'Gomorra' ha costretto questi padrini diventati padroni dell'economia a vivere sotto i riflettori: il successo del libro ha fatto terra bruciata intorno alle attività del clan in Italia e all'estero. Più che la forza divulgativa del volume, non gli perdonano l'ostinazione: il continuare a scrivere di camorra nonostante gli avvertimenti espliciti. E non tollerano quelle che per loro sono sfide personali, come la presenza in tribunale nel giorno della requisitoria. Dalla gabbia dei detenuti uno dei killer ha fissato Saviano, poi con un ghigno ha urlato: "Porta i miei saluti a don Peppino". Un riferimento a Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso nel feudo dei Casalesi, che con il suo sacrificio ha ispirato 'Gomorra': l'ultima minaccia di un sistema criminale che non riesce più a sopportare la pressione mediatica di articoli e interviste in tutta Europa. E dove i boss emergenti invocano un gesto clamoroso per "non perdere la faccia". ( notizie tratte d auns ervizio de l'Espresso )
Il pubblico ministero si chiama Raffaele Cantone: continua in silenzio a portare avanti indagini e processi contro la cupola del Casertano, mettendo a rischio investimenti e sicari. Raffaele Cantone, da un anno magistrato della Corte di cassazione, dal 1999 al 2007 ha ricoperto l’incarico di pubblico ministero presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli conducendo le maggiori indagini contro la camorra napoletana e casertana; in Solo per giustizia, in libreria dal 28 ottobre, ripercorre la propria esperienza sempre in primafila contro la malavita organizzata. Nel libro Cantone racconta il suo periodo alla Dda di Napoli. Diviene magistrato quasi per caso, dopo aver cominciato a fare pratica come avvocato penalista, per amore del diritto. Ed è proprio quel percorso che lo porta a divenire un nemico giurato dei clan. Non lo muove nessuna idea di redimere il mondo, nessuna vocazione missionaria a voler estirpare il cancro della criminalità organizzata. Lo guidano invece la conoscenza del diritto, la volontà di far bene il proprio lavoro, e anche il desiderio di capire un fenomeno vicino al quale era cresciuto. A Giugliano. Un territorio attraversato da guerre di camorra che ricorda sin da quando era ragazzo...

domenica 1 marzo 2009

Se padri e figli si somigliano troppo di GIOVANNI BOLLEA

Alcol, droga e sesso precoce provano la pericolosa confusione tra età adulta e infanzia

Riportiamo una preziosa analisi dello Psichiatra Prof.GIOVANNI BOLLEA pubblicata da "Il Messaggero" del 27 febbraio 09



UNA tesi sempre valida: se la stampa ha creato una cultura dell’infanzia, la televisione la sta annullando. Lo spettacolo televisivo e più ancora l’informazione sono visti ogni giorno sia dall’adulto che dal bambino: esperienza comune che riduce la distanza tra le generazioni. Mentre l’adulto è attratto dalla puerilità e dal suo mondo, il bambino perde la propria identità. L’Occidente con la sua civiltà aveva scoperto l’infanzia psicologica e culturale con un suo ideale pedagogico.
Un ideale pedagogico che oggi appare però sempre più confuso. E ci si chiede: davvero noi siamo ancora capaci di educare? Nella società della comunicazione televisiva e informatica, quello che si è prodotto di nuovo non è soltanto il mostrare fatti quotidiani violenti e devastanti, ma la riflessione su quei fatti e soprattutto, l’esibizione del dolore che essi producono; un dolore omologato e ripetitivo sia nelle espressioni del linguaggio sia nelle inquadrature, che tolgono al futuro uomo, che vive nel mezzo della vita, quell’infanzia che in lui non deve ancora scomparire.L’autocontrollo, la gratificazione differita, la difficoltà a pensare in modo concettuale e consequenziale, la stima della giusta ragione e della gerarchia da accettare non esistono quasi più. La tv e Internet azzerano l’importanza del leggere e dello scrivere, creano nuovi valori negli atteggiamenti e nei tratti del carattere, valori ai quali non si pongono alternative o critiche. L’aggressività che non sia mediata, spiegata e analizzata da genitori consapevoli, i bambini-adulti l’apprendono senza avere le capacità analitiche per valutarla. Aggressività che rimarrà come una spinta alla violenza: ma una spinta che non saprà impegnare le necessarie facoltà logiche e di verifica.Al ragazzo impreparato ad esercitare un giudizio razionale e maturo non vengono presentati dei fatti ma degli idoli onorati sia dagli adulti che dai bambini, i quali imparano velocemente ad adeguarvisi. A loro non vengono proposte dottrine sufficienti né teologie valide a far capire le radici del male, le quali fioriscono sui rami del più forte che schiaccerà il più debole. Perché questo è il bullismo, che se oggi si pratica sul disabile non può meravigliare nessuno. Quello che il piccolo bullo ha imparato dalla tv e da Internet è dovuto all’effetto di un mezzo che alla violenza richiede sempre risposte immediate, emotive e prive di riflessione. Le cifre che riguardano alcolismo, droga, sesso prematuro e delinquenza ci dimostrano che la separazione tra infanzia ed età adulta sta purtroppo scomparendo. I genitori riflettano su quanto da anni stiamo dicendo su televisione e Internet, e riflettano ancora su quanto sarebbe più utile ed educativo che i loro figli per esempio trascorrano qualche ora in compagnia di quei ragazzi disabili, dai quali potrebbero imparare tante cose “buone e belle” (per usare termini deamicisiani) anche se in loro vedranno atteggiamenti, bisogni e gesti anormali. Diversamente, genitori ed educatori sarebbero individui che getterebbero nei propri ragazzi un seme per la distruzione di un’infanzia felice e di un’adolescenza consapevole, privandoli del posto che spetta loro nella vita: quello di vivere e stare dove la loro perduta innocenza si trasformerebbe in un’adeguata maturità. Maturità di far emergere gusto e stili di vita comuni a bambini e adulti, altrimenti incapaci di raggiungere prospettive di natura giuridica, educativa e affettiva.L’erosione di una educazione alla generosità e alla bontà indica la perdita del senso dell’educazione stessa.E se in California si pensa che i minori colpevoli di crimini gravi siano processati, a discrezione del Tribunale, come gli adulti, perché noi non dovremmo almeno preoccuparci sistematicamente di riflettere su quanto accade ai nostri ragazzi e soprattutto ai loro genitori? Chi saranno in futuro i “salvatori dell’infanzia” se i genitori non ne saranno più capaci?

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