... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone

venerdì 20 novembre 2009

Davvero attuale!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo



Odio gli Indifferenti (di Antonio Gramsci)

Il 12 febbraio 1924 nasceva il giornale L'Unità fondato da Antonio Gramasci. In ricordo pubblichiamo uno dei suoi più famosi scritti.

INDIFFERENTI

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

parere-opinione personale

Provo a dire la mia Antonio:secondo me il blog non 'prende' perchè c'è in parte da tener conto che non si è abituati ,in genere, ad esporsi ed a uscire allo scoperto mettendoci 'la propria faccia',e questo è una base di partenza da tenere nel giusto conto;secondariamente la mia personale opinione è ritornare alla 'veste'originaria del blog,senza dare troppo calco e 'valore' all'aspetto politico dello schieramento,penso che potrebbe infastidire e indisporre ai più,è una mia modesta sensazione-percezione.Toglierei anche le informazioni aggiornative al lato destro,non so,ma mi sembrano forvianti in un blog con delle tematiche ben precise e dettagliate da sviluppare in itinere da chi ne fosse interessato,magari lancio un'idea che vedo praticata in altri blog:fare delle domande a mo' di sondaggio,forse è più impersonale e potrebbe ottenere consenso.
Al momento questo mi sento di dire e se avessi altri spunti di riflessione-perplessità ci aggiorniamo.
Buon lavoro Antonio,
Rita

mercoledì 18 novembre 2009

NON SO PRENDERE LEZIONI DA NESSUNO

La frase ormai più ricorrente specie fra i politici è << ...noi non prendiamo lezioni da nessuno >>. La sento spesso detta come una "grande" frase ad effetto, una di quelle che azzittisce il confronto ( gli ultimi di questi giorni sono stati Bondi da Lerner lunedì sera e ieri Bersani a Di Pietro) .
Quanta saccenza gratuita e a sproposito.... tutti avremmo sempre da imparare qualcosa dagli altri, riconoscerlo non si può chiedere a tutti, specie a questi politici: chi da un parte chi da un'altra, stanno annaspando per una evidente incapacità di gestire le cose nel turbinio di questa società difficile e disordinata e ciò nonostante si permettono una tale arroganza.
Inefficienza ed incompetenza sono sotto gli occhi di tutti e loro si permettono di fare i saputi, quelli che la sanno sempre più lunga degli altri, umiltà, ragazzi umiltà !
SE proprio non poteste farne a meno di dire una frase simile, ne suggerirei una più attinente e più vera: <<>> se non altro avrebbe maggior efficacia eductaiva.

martedì 17 novembre 2009

Sede Umbra CIFORMAPER: Nuove attività 2009-2010

Riceviamo e voloentieri pubblichiamo:

Ozi d'autore

incontri culturali gratuiti

Per i latini l' "otium" era il tempo del riposo dedicato alla riflessione e all'interiorità, contrapposto al "negotium", il tempo forzato delle necessità materiali. In una società il cui motto sembra essere "di più e più in fretta possibile", ecco la proposta di un tempo necessario per la ricerca della "via interiore" che ci porta alla crescita, al cambiamento e alla trasformazione. Una serata in compagnia di persone che, volta a volta, proporranno una breve lettura come stimolo e spunto per una riflessione di gruppo, per fare emergere le idee e le esperienze che ognuno di noi porta dentro di sé.

Gli incontri serali a cadenza quindicinale si terranno presso la nostra Sede, in via Enzo Valentini, 4 – Perugia.

Vi aspettiamo!

MOVIMENTO – MUSICA – COMUNICAZIONE

Un incontro settimanale di un'ora e mezzo, condotto da Rosella De Leonibus, aperto a tutti coloro

che hanno voglia di risvegliare la libertà del corpo.

Luogo e orari verranno comunicati entro metà novembre.

merc. 17 novembre '09 ore 17.30 presso la Libreria Le Cunegonde, Perugia via Madonna Alta, 95

Presentazione del libro:

Andar per Fiabe - Graphe.it edizioni

di Silvana Sonno

con l'autrice interverrà Rosella De Leonibus

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ven. 18 dicembre '09 ore 17.30 a Perugia

sede da definire

Presentazione dei libri:

P come Paura di Rosella De Leonibus

R come Rabbia di Andrea Bramucci

D come Dolore di Barbara Montanini

P come Piacere di Deborah Tamanti

della collana alfabeti per le emozioni cittadella ed.

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da settembre '09 a febbraio '10

in collaborazione con

la Cittadella di Assisi in Via Ancajani, 3 – Assisi – Pg

seminari tematici

di formazione continua in forma di gruppo esperienziale

Per informazioni tel. 075.500.30.36 e-mail: r.deleon@tin.it

sabato 7 novembre 2009

quelli che sorpassano a destra

Ai miei tempi ti insegnavano che una regola assoluta del guidatore era di non sorpassare mai a destra. Non andava mai trasgredita per questo era assoluta.

Da qualche anno ormai, andare in autostrada è una occasione per capire come vanno le cose: le vedi di tutte i colori.. anche i sorpassi a destra. Per motivi validi, macchè ! Per gaudagnare una manciata di secondi di vantaggio, per ribellarsi, per farsi valere, per non darla vinta, per non farsi fregare, per avere l'ultima parola...
Motivi non solo futili ma anche inutili: cento metri più avanti sono costratti a fermarsi dietro alla coda che impediva al sorpassato di andare più forte... non ha importanza ! Quel che conta è non lasciarsi intimorire, non lasciarsi condizionare, non lasciarsi frenare nella propria corsa inarrestabile verso la meta: quale meta ? Sono convinto che nemmeno loro la conoscano perchè oggi si vive molto alla giornata, sull'enfasi del momento, senza tante prospettive si consuma la vita senza troppe domande, senza troppe analisi, senza troppi intenti ragionati e profondi.
... è allora che sorpasso ad ogni costo, rischiando la multa, rischiando, un incidente se l'altro rientra improvvisamete e ne avrebbe tutte le ragioni...

Andare in autostrada e osservare i compritamenti della gente è davvero una metafora della vita di tutti i giorni...
meriterebbe riflessterci, fermarsi un attimo per capire dove stiamo correndo e quanto valga la pena di coorere con il rischio di nonavere il tempo nemmeno di individuare la mea.
Penso che ai figli occorrerebbe dare una occasioen per rifletetre su queste cose: da parte mia ce la metto tutta: ogni anno incontro tanti ragazzi e tanti genitori con i quali faccio degli incontri peroprio sulle tematiche della educazione. Di recente sto affrontando proprio questo: il senso di appartenenza alla comunità, alal collettività passa attraverso il rispetto delle regole e il riconosicmento dell'autorità.
... se da qualche parte ci fosse qualcuno interessato ad incontri con me per il suo gruppo, la sua associazione, la sua parrocchia al fine di seminare qualcosa di positivo per l'educazione dei figli mi chiami pure.... Antonio Artegiani 347/3450601

venerdì 6 novembre 2009

Quando mancano dei "saggi" a guidare un paese... si rischia

Quando mancano dei "saggi" a guidare un paese... si rischia di perdere fiducia nella guida... penso sia quello che sta accadendo in questa Italia: a forza di dire balle e di mostrare incoerenza tra il dichiarato e il vissuto ( Marrazzo incluso ): la gente sta perdendo fiducia nelle istituzioni.
E quando queste provano a tranquillizzare, come sulla influenza A nessuno ci crede... ormai molti di noi pensano alla dietrologia... che ci sarà davvero dietro ?
E' quello che accade quando il premier lancia l'idea di costruire le carceri... che c'è dietro qualche accordo e qualche business.
E quando dice di investire e ricomnciare a comprare , ammesso che ci siano i soldi, la gente evita perché ha perso fiducia... non riesce a fidarsi di chi ha in mano le sorti del paese: penso che non accada solo a quelli di sinistra... ma ancor più a quelli di destra che sapendo di che pasta sono i loro beniamini che li governano li seguono con difficoltà.
Poi ci sono quelli che approfittano, come con lo scudo fiscale ma gli altri... i migliori, i più seri e convinti, vedi i fianiani, stenatono a orientarsi...
La malattia non mi sembra banale, anzi, socialmente parlando è allarmante !

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