... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone
Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta educazione. Mostra tutti i post

mercoledì 16 marzo 2011

L'Unità d'Italia non è uno slogan

Domani è la festa dell'Unità d'Italia e le scuole sono chiuse e l'Italia si ferma per celebrare e riflettere.
L'Unità d'Italia non è uno slogan: viviamola come un'occasione per educare perché è stata il risultato di tanto impegno, sacrificio e idealismo.
Mi piace invitarvi a parlare con i vostri figli non facendo passare sotto silenzio questa pausa dalla scuola.
Cominciamo, ad esempio con il parlare con loro, piccoli o grandicelli che siano di quello che stiamo vivendo:, del perché non vanno a scuola e chiediamogli che senso ha, per loro questa festa : E troviamo tempo e coraggio per raccontare anche le nostre emozioni nel pensare e vivere questa unità. Trovate il giusto linguaggio e il giusto momento e loro capiranno e apprezzeranno.
Proviamo anche a portarli alle manifestazioni civiche di domani insegnando loro che la cultura non si fa solo a scuola ma anche partecipando, fuori di essa, alla vita della comunità cui apparteniamo. E che fuori della scuola non esiste solo gioco e svago ma anche buone idee e storia raccontata in modo diretto e diverso da quello che di solito fanno a scuola.
Penso che i genitori debbano svolgere anche questo ruolo educativo e propositivo di tipo civico, perché ogni occasione è buona per educare.
BUONA UNITA' D'ITALIA

domenica 13 febbraio 2011

riapre Scuola per Genitori

Cari amici di genitorinsieme, sta per cominciare una nuova edizione di  Scuola per Genitori e siamo contenti  di riproporla come opportunità formativa sul piano educativo.
Lo scenario in cui ripartiamo ha dello sconvolgente e del raccapricciante insieme: sul piano educativo sempre più gli adulti perdono occasioni per costruire proposte seria e credibili: tra chi le fa e chi le legittima ci sono troppe azioni scomposte che raccontano di una perdite  di moralità, di senso della misura e di rispetto, per le donne innanzitutto ma anche per gli stessi figli e figlie. Tutti comunque siamo vittime anche inconsapevoli di questa  decadenza culturale e ne usciamo disorientati.
Per i genitori c'è bisogno di ossigeno, di ritrovarsi, di ripartire nella faticosa azione educativa che li impegna quotidianamente nell'indicare la strada giusta e motivarne la sua scelta: questa difficoltà la vogliamo condividere per questo vi invitiamo venerdì 18 febbraio alle 18 presso la Libreria CLU di Ellera ( PG ) alla inaugurazione dei nuovi corsi di Scuola per Genitori

martedì 2 novembre 2010

Quousque tandem, Berlusconi, abutere, patientia nostra?

Finora ho evitato di inserire un commento sulle note ultime vicende del Premier, pur nello squallore che mostravano, per non incorrere nell'equivoco di rimproverare un malcostume, per quanto inaccettabile, utilizzandolo per giudizi politici.
Ma ora penso di poter esprimere una critica che va oltre il giudizio morale ed è squisitamente sul piano educativo, che è quello che più mi sta a cuore.
Avere contrapposto il piacere di guardare belle donne all'essere gay è davvero di una limitatezza culturale e di un livello diseducativo che mostra tutta la piccineria di chi lo ha espresso.
Con i ragazzi da anni e continuamente stiamo cercando di costruire una cultura  del rispetto e della dignità che vede  la persona, maschio o femmina,  che sia,  in quanto tale e non come sere oggetti di opposti desideri sessuali.
Un conto è la propria identità, orientamento, preferenza sessuale e un'altro la dignità che ogni persnao ha diritto di vedersi riconosciuta: nè le donne son lì per essere desiderate da qualcuno, né i gay esistono per discriminare le persone fra dignitose e non.
Questo concetto di civiltà e di rispetto umano è uno dei cardini di cui una educazione al passo con i tempi non può fare a meno: sentirsi smentiti da un quaraqqua qualunque ignorante e misero, che al merito di essere stato eletto non sa corrispondere con un adeguato senso di responsabilità civica ed educativa, fa male al cuore e fa gridare con Cicerone: Quousque tandem abutere, Berlusconi, patientia nostra? ( Fino a quando dunque abuserai della nostra pazienza? )

giovedì 1 luglio 2010

Se hai 5 minuti da spendere bene e non da perdere leggi questa lettera: "Per chi ha figli e per chi non li ha".

[Da Daniela riceviamo e volentieri pubblichiamo]

Questa lettura che vi porerà via 5 minuti ma saranno spesi bene, indispensabili per rilfettere, fare i punto:  una mamma italiana ha scritto alla Gelmini dando a tutti una grande lezione utile per chi ha figli e per chi non li ha. Buona lettura

Gentile Ministro Gelmini,


l'altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che l'ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita.
Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell'educazione, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no.

Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in "zona franca" (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un'ingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto e poi parliamo d'educazione. L'astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.

Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro l'anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un'eresia.

Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido "aziendale" al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei dice di comprendere, ha a che fare con file d'attesa interminabili per nidi insufficienti e costi per baby-sitter superiori a quelli della propria retribuzione.

Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che fruire dell'astensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale.

Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa. Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola premessa doverosa.

Lei come tante donne, crede che l'essere madre, anche se nel suo caso da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e anni di studio. In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELL'EDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere.

Le potrei parlare della teoria sull'attaccamento di Bowlby, dell'imprinting e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi ricorro ad esempi più accessibili.
Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.

Sbaglia chi crede che l'arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. L'idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l'acido folico, per prevenire la "spina bifida".

I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno. L'idea, che se piangono non si devono prendere in braccio "perché si abituano alle braccia", è un luogo comune.
Le "abitudini" arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto AMORE. Non è un caso che studi recenti, riabilitano il co-sleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dell'allattamento a richiesta. Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali.

Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta. Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue.
Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia. Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma "fresca", che gli dedichi la massima attenzione.

Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovra affaticamento.E non è vero che è importante la qualità e non la quantità:
- perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, può essere compromessa.
- perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose.

Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido. Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al Nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario.

Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.

Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.

E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni fuori luogo come questa, o come quella secondo cui "studiare non è poi così importante", prendendo Renzo Bossi come esempio.

Si dovrebbe impegnare di più nell'analisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il Paese.
Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, "non poteva arrecare grossi danni", soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di un'intera generazione.
Un'ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola.

05-05-10 Rosalinda Gianguzzi

venerdì 4 dicembre 2009

Preferisco il Natale multicolor

Il natale, festa di allegria, amore e colore è stata sempre associata al colore più vivo e caloroso: il rosso. Da qualche anno all'insegna del raffinato e del "colto" le luci di Natale si sono sempre più polarizzate su colori più pacati.
Se guardate le luci di questo Natale, quelle che addobbano le strade intendo, le vedrete molto spesso bianche, blu e novità dell'anno di quel bianco "neon", con sfunmature tendenti al viola, luce fredda anche un po' spettrale che non richiama allegria, calore e partecipazione.
L'attmosefra tipica del Natale non traspare da questi addobbi, non costruiscono clima, provano solo ad atttrare, forse a stupire: ma il Natale è un'altra cosa.
In un momento critico e di solitudine e preoccupazione come questo penso che quella atmosfera calda di unità avrebbe un senso, ancora più senso proprio perchè quando ci si trova in difficoltà e ci si sente più soli, anche sensazioni e stati d'animo del genere possono far sentire meno soli più fiduciosi, creare un senso di comunità che può aiutare a farcela, ad uscirne fuori.
Ho chiesto a mio figlio: come lo coloriamo l'albero quest'anno ? Risposta <<... almeno le luci, papà, le voglio di tanti colori perchè fa più Natale>>. Penso allora che le intuizioni dei più piccoli debbano essere ascoltate perchè sanno leggere, a volte meglio degli adulti, dentro le cose e trovare le ragioni profonde, le emozioni piacevoli e rassicuranti che albergano nei cuori semplici.
Non è una accorata difesa della tradizione è un suggerimento a dare il giusto peso alle istanze emozionali di ognuno ed abituare i nostri figli a considerare le emozioni non come qualcosa di banale e anacronistico ma come una dimensione fondamentale del "gusto di vivere", e questo passa anche attraverso i gesti, le scelte... anche quelle apparentemente superficiali di come creare il clima di Natale, anche nel 2009.
Ant Art

sabato 7 novembre 2009

quelli che sorpassano a destra

Ai miei tempi ti insegnavano che una regola assoluta del guidatore era di non sorpassare mai a destra. Non andava mai trasgredita per questo era assoluta.

Da qualche anno ormai, andare in autostrada è una occasione per capire come vanno le cose: le vedi di tutte i colori.. anche i sorpassi a destra. Per motivi validi, macchè ! Per gaudagnare una manciata di secondi di vantaggio, per ribellarsi, per farsi valere, per non darla vinta, per non farsi fregare, per avere l'ultima parola...
Motivi non solo futili ma anche inutili: cento metri più avanti sono costratti a fermarsi dietro alla coda che impediva al sorpassato di andare più forte... non ha importanza ! Quel che conta è non lasciarsi intimorire, non lasciarsi condizionare, non lasciarsi frenare nella propria corsa inarrestabile verso la meta: quale meta ? Sono convinto che nemmeno loro la conoscano perchè oggi si vive molto alla giornata, sull'enfasi del momento, senza tante prospettive si consuma la vita senza troppe domande, senza troppe analisi, senza troppi intenti ragionati e profondi.
... è allora che sorpasso ad ogni costo, rischiando la multa, rischiando, un incidente se l'altro rientra improvvisamete e ne avrebbe tutte le ragioni...

Andare in autostrada e osservare i compritamenti della gente è davvero una metafora della vita di tutti i giorni...
meriterebbe riflessterci, fermarsi un attimo per capire dove stiamo correndo e quanto valga la pena di coorere con il rischio di nonavere il tempo nemmeno di individuare la mea.
Penso che ai figli occorrerebbe dare una occasioen per rifletetre su queste cose: da parte mia ce la metto tutta: ogni anno incontro tanti ragazzi e tanti genitori con i quali faccio degli incontri peroprio sulle tematiche della educazione. Di recente sto affrontando proprio questo: il senso di appartenenza alla comunità, alal collettività passa attraverso il rispetto delle regole e il riconosicmento dell'autorità.
... se da qualche parte ci fosse qualcuno interessato ad incontri con me per il suo gruppo, la sua associazione, la sua parrocchia al fine di seminare qualcosa di positivo per l'educazione dei figli mi chiami pure.... Antonio Artegiani 347/3450601

domenica 25 ottobre 2009

Convegno delle scuole umbre

Invio la locandina del convegno internazionale che si terrà in Città di Castello il 30 e 31 ottobre su Prosocialità e Cittadinanza a scuola.
Si tratta di una iniziativa curata dalla rete di scuole umbre e dall'Ufficio Scolastico Regionale per l'Umbria, Osservatorio per la legalità.
Cordiali saluti,
Prof. Rosalia Monaco

martedì 29 settembre 2009

baby prostituzione: una emergenza da affrontare

Baby prostituzione: le Istituzioni devono fare di più per combattere questa emergenza educativa dilagante: appuntamenti nei bagni delle scuole per prestazioni sessuali in cambio di ricariche telefoniche, compiti svolti oppure denaro. E' quanto è emerso da un'indagine svolta in alcuni istituti milanesi.
Queste rivelazioni choc devono riportare l'attenzione di tutte le Istituzioni e della scuola in primis sull'emergenza educativa che colpisce i nostri ragazzi.
"Quello che è emerso dalle indagini mostra purtroppo una realtà disagiata nella quale i nostri ragazzi sono travolti" ha affermato Bruno Iadaresta, responsabile Scuola del Moige, "Bombardati da messaggi provocatori e diseducativi provenienti dai media e dalle pubblicità, sono anche proiettati in una realtà virtuale senza però prima essere stati educati, come quella degli sms e dei social network, arrivando a perdere il rispetto di sé stessi e degli altri in virtù di una ricarica telefonica e di qualche soldo in più. E' chiaro che siamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa che mostra sempre più quanto sia inquietante e quanto le sue radici affondino negli esempi sbagliati che vengono loro dati dalla nostra società e dai media. Chiediamo a tutte le Istituzioni e in particolare alla Scuola di prendere posizione in merito, di garantire maggiore rigore e sicurezza all'interno degli Istituti scolastici e soprattutto di attivarsi affinché vengano organizzati momenti di approfondimento e di educazione all'affettività, coinvolgendo anche i genitori."

[fonte MOIGE ]

martedì 23 giugno 2009

Un nuovo orgoglio femminile può salvarci.

In moltissimi casi della storia la salvezza è venuta dalle donne.

Sono loro le colonne di questa società fin troppo maschilista per riconoscerlo.
L' ipocrisia e la paura di perdere potere ha spesso suggerito agli uomini di dominarle. Stupidamente perchè poi ha prevalso sempre, per loro stessa natura, il carattere, la determinazione date dalla loro grande capacità di saper guardare lontano, di essere strategiche, e quindi saper scegliere in funzione di ciò che sanno spontaneamente prevedere e adoperarsi per realizzare, nel bene e nel male.

La vera valenza rivoluzionaria e pragmatica, al tempo stesso, del mondo è rappresentata dalle donne, per questo appare misero e meschino l'atteggiamento di quegli uomini che ostentano potere su di loro, se non addirittura violenza.

Gli esempi non mancano di certo: alle donne va riconosciuto il decisivo intervento nelle battaglie giuste e sacrosante della storia.
In Italia divorzio e aborto hanno vinto grazie alla loro mobilitazione
Nel mondo la rivoluzione sessuale, le grandi lotte per la pace e per la giustizia, le Madri di Plaza de Mayo per la denuncia dei desaparedidos, le "Donne in nero", etc fino ai giorni nostri.
Donne, madri, mogli hanno impreziosito ogni lotta e marcato il segno delle rivoluzioni e dei riscatti più alti di questo mondo.

Purtroppo quando le donne rinunciano a volare alto, mantenere la giusta tensione per i grandi ideali e le grandi ambizioni di una comunità, il suo livello morale ed etico inevitabilmente decade: come sta succedendo in questa nostra Italia.
Donne "ago della bilancia": quando vogliono scrivere pagine nobili di storia e quando diventano complici di biechi giochi di potere e di loschi disegni di corruzione, sfruttamento, degrado.











Occorre un colpo di reni.
Occorre ritrovare coraggio e convinzione per ribellarsi insieme a questo mondo in cui tutto è sacrificato alla logica del mercato, del successo, del guadagno, della mercificazione.
Occorre una SCOSSA, un ritrovato orgoglio femminile che si ribelli all' idea dell' "utilizzatore finale" senza macchia e senza colpa impersonato dal grande " capo " maschio che usando e pagando ritiene di poter annullare ogni suo debito. Non è così ! Il debito morale non è risarcibile: ricade su tutti, coloro che partecipano ma anche su chi assiste, grandi e piccoli, complici e ignari spettatori.
Diventa un smarrimento generalizzato in cui si perde la giusta prospettiva, l'orientamento generale delle cose da fare e quelle da evitare.
E se tale esempio viene proprio da quelli che dovrebbero indicare diritti e doveri universali, il rischio che tutto vada in derisione, in sfiducia e in banalizzazione è molto alto con gravissime perdite di credibilità non solo degli stessi soggetti ma anche, purtroppo, delle funzioni e dei ruoli da essi svolte.

Sia chiaro: ciò che succede nelle Ville Berlusconiane non è tanto peggio di quello che accade nei vicoli delle nostre città, solo che è più in vista e ci travolge tutti, perchè CESARE è e deve essere sopra ogni sospetto altrimenti che ne sarà di coloro che a lui si affidano ?
Tutto questo obbliga a riflettere. Riflettere su quanto stiamo perdendo in valori e ideali: complici tutti, ma la politica in primis per non aver saputo e voluto investire adeguatamente e tempestivamente su scuola e famiglia, le agenzie educative fondamentali di una società che crede e costruisce il proprio futuro.

E' importante ribellarsi, far crescere una coscienza che ci ridia forza e convinzione per tornare a guardare con orgoglio e fierezza i nostri figli. Quelli che un giorno rileggeranno questa storia meravigliandosi di quanta omologazione abbia annebbiato gli occhi di questa nostra generazione, fatta anche dei loro genitori e dei loro insegnanti, che troppo spesso è stata a guardare accettando supinamente che venisse demolito il castello di valori , di ideali sacrificato sull'altare del consumismo, del guadagno ad ogni costo, dell'arrivismo, della corsa al potere.
Per questo è ora di rialzare la testa: rimettersi in cammino ognuno e insieme. Noi ci stiamo vorremmo che più donne ci accompagnassero in questo impegno, per essere forti non possono mancare.

lunedì 22 giugno 2009

Non è più questione politica

Ci interessiamo della cosa perchè la sostanza del berlusconismo non è più una questione politica che può essere condivisa o meno è una decadenza morale inaccettabile per noi e per i nostri figli.
Il danno morale sulle nuove generazioni che deriva da un simile modello in cui tutto è comprabile con i soldi o con i favori induce nei ragazzi uno sconvolgimento dei valori sul quale noi tutti genitori e inegnanti siamo chiamati non solo a vigilare ma a lavorare per evitarne le rischiose e molto facili conseguenze diseducative.
Dobbiamo attivarci per salvare il salvabile rilanciando nuovi modelli valoriali che faccinao perno sulla sensibilità, sulla lealtà, sulla coerenza, sulla generosità, sulla solidarietà... e chi più ne ha più ne metta.
A.A.

giovedì 18 giugno 2009

L"utilizzatore finale"

L' "utilizzatore finale ", la tesi sconcertante della
DERESPONSABILIZZAZIONE.

Vicino al paradosso, un po' comico e un po' grottesco, del difensore Ghedini che va oltre ogni più cinica spiegazione pur di salvare il proprio cliente.
E' comunque la giusta metafora di questo degrado morale, civile e sociale nel quale siamo piombati. E di questa cultura e idea di società si nutrono, loro malgrado, ogni giorno, attraverso TV e media, i nostri figli.
Che dire e come spiegare che nonostante lo scivolamento morale di questa classe dirigente i valori possono e devono essere posti a fondamento della proprio storia personale e della comunità in cui ci onoriamo di vivere.
Noi genitori, insegnanti, scuola e società abbiamo un bel da fare per recuperare questo gup.
Auguri e buon lavoro, da subito, non c'è più tempo da perdere. E' sulle nuove generazioni che occorre puntare, una nuova proposta educativa, culturale che sia capace di partire da loro, dalle sensibilità e dalle intuizioni dei giovani, dei ragazzi per rifondare questa nostra collettività e formarla ai valori che la possono rendere diversa e ancora entusiasmante.
Per questo restiamo uniti,e questo blog può essere uno strumento fra tanti, per confrontarci e costruire insieme quello che fino ad ora ci è mancato: un orgoglio di persone, di civiltà, di comunità.
A.A.

mercoledì 17 giugno 2009

Il libro dell' IGNORANZA SUGLI ANIMALI

Il libro dell'ignoranza sugli animali, scritto da John Mitchinson e John Lloyd è un vero e proprio compendio di stranezze e assurdita' del mondo animale. Tutto vero e scientificamente dimostrato.
Ad esempio: lo sapevate che i ratti, a soli tre mesi di eta', si accoppiano fino a 20 volte al giorno, mentre in un anno una femmina puo' raggiungere 500 amplessi con decine di maschi diversi? Anche l'armadillo non scherza: e' superdotato. Per farsi un'idea spannometrica se fosse un essere umano avrebbe il pene lungo un metro.
Ancora: le falene vanno ghiotte delle lacrime di alcuni uccelli, che estraggono infilando la proboscide sotto le palpebre dei volatili addormentati. L'acaro riesce a nidificare anche nella trachea di un ape e un ghepardo puo' mangiare fino a 15 kg di carne a pasto. I delfini, quando devono nuotare in zone particolarmente rocciose si mettono una spugna davanti alla bocca per non ferirsi, mentre alcune foche, se devono immergersi in profondita', ingoiano delle pietre. Per difendersi dalle giraffe, le acacie producono una sostanza chimica che rende amare le foglie. Le balene cantano in dialetti diversi a seconda della loro provenienza. L'ultimo aneddoto riguarda un animale fin qui tralasciato: l'uomo. "L'anello di congiunzione tra la scimmia e l'uomo civilizzato esiste: siamo noi".
Utile per genitori e insegnanti costa 16 euro ed è un tomo di 304 pagine edito da Einaudi
[ tratto da Repubblica]

sabato 6 giugno 2009

"noi non prendiamo lezioni da nessuno !!"

Sentendo parlare in giro, specie in TV e specialmente i politici, si sente risuonare spesso la frase: "noi non abbiamo bisogno di lezioni" oppure "...noi non prendiamo lezione da nessuno...."

QUANTA SUPERBIA FUORI POSTO... come ogni superbia che è sempre fuori posto e sempre stupida, da chiunque provenga ma tanto più se da gente eletta per fare un servizio al paese e non per pavoneggiarsi come supremi conoscitore dello scibile umano.

Quante occasioni mancate per insegnare comportamenti qualificati, per educare all'ascolto, per mostrare un briciolo di saggezza... specialmente alle nuove generazioni.

La superbia è il più temibile disvalore che si oppone al grande valore della cooperazione: per questo è antipatico che provenga proprio da coloro che dovrebbero mostrarsi disponibili al dialogo: del resto cos'è la politica se non la ricerca della massima mediazione possibile ?


Suggerisco di inserire la capacità di cooperare "cioè l'impegno a far insieme" fra i valori più importante da trasmettere ai figli.

Superiamo gli steccati della diffidenza che non vuol dire rinunciare alle proprie specifiche convinzioni ma anzi saperle mettere a disposizione per ottenere insieme agli altri un prodotto finito di livello e di qualità superiore: conseguenza di più positività che convergono per un bene comune, si uniscono.


Capisco che i giovani non si appassionino a questa politica... perchè non aggiunge nulla di costruttivo, di entusiasmante, di autentico al loro vivere quotidiano, anzi.... E' vero non tutta e non tutti ma nella confusione generale si rischia di tritare tutto buono e cattivo in un giudizio negativo che brucia anche le migliori intenzioni e le buone azioni.

E allora per ripartire un GRAZIE di cuore a TUTTI QUELLI CHE SANNO DARCI LEZIONI DI VITA, DI LEGALITA' E DI CORAGGIO.

NOI VOGLIAMO APPARTENERE A TUTTI COLORO CHE CHIEDONO LEZIONI E SANNO ACCETTARLE DAGLI ALTRI, da quelli onesti, autentici, veri, in buona fede, convincenti... perchè non ci spaventano le loro ragioni e le vogliamo confrontare con le nostre alla pari, con pieno diritto di poterle utilizzare per il meglio di tutti.

Proviamo a cominciare nel nostro piccolo, nelle nostre famiglie insegnando ai figli queste cose, come ascoltare gli altri e cercare il confronto e non lo scontro. Avremo contribuito a costruire una cultura nuova, la cultura dell' incontro di opinioni, di popoli e di idee, della generosità operosa che comnci a costruire un piccolo mondo diverso.

Antonio Artegiani

venerdì 5 giugno 2009

Il coraggio delle verità scomode

Finalmente un politico che analizza la società di oggi e la riconosce diseducativa.
Bravo Franceschini.
Finalmente qualcuno che ha il coraggio di schierarsi contro il consumismo sfrenato, i disvalori del successo comunque ottenuto, la banalizzazione delle relazioni e dei sentimenti, la corsa all'accaparramento e al tornaconto ma quasiasi costo....
Bravo Franceschini.
E finalmente la diseducazione ai valori che dilaga in questa nostra società diventa un tema politico da campagna elettorale: non è facile parlarne perchè è un argomento antipopolare in un contesto dove ormai si misura tutto sulla furbizia, la riuscita, il successo, la ricchezza, il tornaconto, il potere, la sopraffazione dell'altro.
Questo coraggio va apprezzato e premiato.
E poi, però, occorre passare dalle parole ai fatti, diventare una risorsa per il paese riuscendo a rimboccarsi le maniche costruendo una nuova, convincente, attraente "proposta culturale" che, attraverso un ripensamento sul ruolo della scuola, della televisione, della famiglia porti l'Italia a riapprorpiarsi dei suoi valori profondi che sono l'unica garanzia perchè le nuove generazioni ricomincino un nuovo protagomismo positivo e sostanziale che riesca a portare questo paese fuori dal pantano morale in cui siamo è finito da qualche decennio.

martedì 2 giugno 2009

Contrordine, ci vogliono genitori slow

Minori attenzioni e aspettative nei confronti dei bambini riducono lo stress in famiglia.
La nuova pedagogia degli Usa suggerisce di non porre più i figli al centro di tutto.
Nel saggio «Genitori Slow» (Rizzoli) Carl Honoré racconta la propria esperienza di papà stressato e ossessivo.
È finita l’era dei genitori soffocanti, iper-perfezionisti e onnipre­senti che costringono i loro fi­gli ad ascoltare Beethoven pri­ma della nascita, ad andare a scuola di francese a 3 anni e a studiare per l’ingresso ad Har­vard già dall’asilo. A sostenere qusta tesi è Lisa Belkin, firma di punta del New York Times, in un articolo sulla contro-rivo­luzione all’insegna del lais­sez- faire che sarebbe in atto in entrambe le sponde dell’At­lantico.
«L’era dei genitori-alfa ha le ore contate — dichiara la Belkin che per il Times cura anche un blog per madri e pa­dri alle prime armi —, il nuo­vo trend oggi è dettato dai ge­nitori leggeri». Sono loro, i co­siddetti «slow parents», che al grido di «contrordine geni­tori, lasciate in pace i vostri fi­gli », hanno deciso di gettare alle ortiche oltre un decennio di teorie bambino-centriche, invocando un ritorno al passa­to.
Dal libro ne è nato un movimento che promuove tecni­che meno rigide e più sponta­nee per allevare ed educare i figli:
«Basta scorazzarli da una lezione privata all’altra»
«Anteponete i vostri bisogni a quelli dei vo­stri figli. Se li lasciate respira­re, alla fine tutti ne trarranno profitto».
«Se il bambino è il centro dell’universo, teorizza la Belkin, è normale che i ge­nitori sacrifichino tutto per il suo vantaggio emotivo, intel­lettuale e materiale».
Come mai tutto d’un tratto questo modello entrato in crisi? «La crisi economica ha un ruolo importante — replica la scrit­trice —, quando non puoi per­metterti di pagare le lezioni di violino o la babysitter che ac­compagna tuo figlio al parco è più facile ribaltare il senso di colpa, trasformandolo in filo­sofia educativa».
[ tratto da Alessandra Farkas - Corriere della Sera del 02 giugno 2009 ]

venerdì 8 maggio 2009

Il primo vero grande tracollo: l'etica personale

Ascoltando qua e là le tante trasmissioni prima sul tracollo finanziario, poi sulle malefatte nelle amministrazioni pubbliche, poi sulle furberie disseminate a molti livelli nel paese e ultimamente sul terremoto l'analisi più ricorrente è quella che fa risalire molto, se non tutto ad una crisi della etica personale.

Ne avevamo avuto sentore da tempo e ne abbiamo conferme frequenti: dalla raccapricciante cialtroneria con cui vengono amministtrati beni e risorse pubbliche alle ruberie e raggiri quotidiani tutto depone per una cultura dilagante e, almeno apparentemente, vincente dove diventa sempre più prioritario il proprio tornaconto ad ogni costo.

Gli analisti denunciamo ma non si intravedono soluzioni ? Insomma come se ne esce ? Quale strada può darci una speranza.

La ricetta della speranza è investire sulle generazioni future, sui dirigenti di domani attraverso una nuova morale con cui educare i nostri figli.
Ormai quelli venuti su con pochi scrupoli difficilmente sapranno cambiare... occorre nell'immediato affidarsi agli altri, quelli con una coscienza civile e una lealtà di fondo, controllare il più possibile che gli spregiudicati non abbiano la meglio nel gestire la cosa pubblica ad ogni livello politico, dirigenziale, amministrativo, manageriale.

Ma poi, o forse già da subito, occorre mettere in campo strategie a più lungo respiro per non restare in affanno a lungo e non arrivare domani con il fiato sul collo senza aver seminato oggi con uan educazione più attiva e responsbaile.

Per saper ripartire occorre investire su famiglie e scuola per pensare ad un mondo migliore di quello che abbiamo saputo costruire noi. E non c'è tempo da perdere: occorre iniziare da oggi e non da domani.

Affinché la cultura del rispetto, della legalità, della responsabilità abbia voce, gran voce nella educazione delle nuove generazioni occorre cominciare da subito.

In un certo senso è un po' questo il mandato che ci siamo dati fondando questo blog, lo sentiamo come nostro e vorremmo contagiarlo a più persone possibile.

Investire nei giovani per renderli migliori di noi, non più benestanti di noi, ma migliori sì, con più valori di riferimento, con più rispetto delle regole, con più idea di comunità e di bene comune. O capiamo questo e ci adoperiamo per realizzarlo oppure, secondo me, rischiamo di perdere la speranza di una via d'uscita dal pantano morale e valoriale in cui siamo sprofondati.

Per questo noi continuiamo a credere nel nostro impegno a fianco di genitori e insegnanti perché crediamo che dobbiamo proprio a loro fiducia e sostegno affinché la loro opera si rinforzi e recuperi sul piano della cultura dei valori condivisi. Cominciamo o continuiamo a farlo fra noi, nelle nostre case e nelle nostre classi commentando ciò che è successo, stimolando una reazione indignata nei confronti di chi ha sbagliato e di solidarietà nei confronti di chi ne è vittima.

Con i ragazzi parliamo e commentiamo innalzando il livello della critica delle cose che non vanno e di apprezzamento della tanta positività, che spesso è nascosta ma esiste nel nostro Paese ( noi ne raccontiamo ogni tanto qualcuna specie sul piano della legalità ).

Una cultura nuova va costruita dal basso e da subito affinché ogni piccolino cominci a sentire che lo spazio accanto a sé è da condividere con gli altri, che l'aria che respira viene respirata anche dagli quelli accanto e che ogni bene va rispettato e tutelato perché c'è poco di personale e molto di collettivo nella vita che viviamo sin dai primi vagiti, sin dalle prime parole, dai primi passi e dai primi giochi che i nostri figli compiono.

Ecco mi sento in animo di invitare tutti noi a tornare al gusto di educare ai principi e ai valori fondamentali della vita e con l'occasione riscoprirli e ricominciare a viverli in prima persona.


Buon lavoro a tutti noi

Antonio Artegiani

domenica 3 maggio 2009

chiariamo la nostra mission

Abbiamo provato a ridefinire meglio il titolo e sottotitolo del nostro blog. Al fine di non essere equivocati vogliamo chiarire meglio la mission di questo blog che non è tanto quella di far ritrovare genitori e insegnanti a DIALOGARE sul presente e futuro della scuola pubblica, che è comunque argomento che ci interessa e al quale vorremo anche contribuire, ma che non è l'obiettivo primario di questo blog.
Siamo convinti che al di là delle battaglie politiche giuste e sacrosante per difendere e rilanciare la scuola pubblica esiste una EMERGENZA EDUCATIVA che si manifesta in un disorientamento che coinvolge famiglie e scuola. I bambini poi ragazzi non sono sostenuti adeguatamente nel loro impegno di crescita, nel loro lavoro di costruizione della propria personalità e nella definizione di quali valori e regole mettere a fondamento dei propri comportamenti.
PERCEPIAMO CHE SI STA PERDENDO LA BUSSOLA su come educare i figli in un mondo in continua evoluzione che sfida se stesso e le certezze di tutti noi. Fra queste anche quelle relative a come educare OGGI, in questa condizione data.
Noi vorremmo offrire una piattaforma di confronto fra genitori e insegnanti per incontrarsi e ripensare un modo diverso e più efficace di svolgere il proprio, inevitabile ed insostuibile ruolo di educatori: questo è il nostro progetto e anche la nostra sfida.... vedremo in quanti ci staranno a coglierla, utilizzarla, valorizzarla con la propria partecipazione.

sabato 2 maggio 2009

Vasco grande artista...ma poteva usare altre parole

Ieri Vasco ha contato magistralmente al Concerto del 1° maggio, ma forse se avesse solo cantato ci avrebbe risparmiato alcune parole dette dal palcoscenico ai giovani presenti.

«Non date troppo ascolto a quello che sentite in televisione. Soprattutto nei telegiornali. Pensate di più al vostro mondo, quello fatto di piccole cose, i vostri amici, le vostre compagnie, i vostri ritrovi, i vostri bar, i vostri amori. Quelle sono le cose che contano».

Al di là delle sue intenzioni queste parole hanno un che di diseducativo di forte impatto. Non è vero che chiudersi in sè, nel proprio mondo piccolo e limitato aiuta i ragazzi a contare di più, a costruire un mondo migliore... occorre spronare i giovani a saper scegliere e costruire così il proprio futuro attraverso la partecipazione e anche la capacità di ascoltare coloro che con un senso del bene comune raccontano il mondo. Forse non sono molti... occorre saperli riconoscere e per questo spronare i ragazzi alla PARTECIPAZIONE e non alla chiusura nel proprio piccolo mondo quotidiano può essere il giusto messaggio per un 1° MAGGIO DI CAMBIAMENTO.

giovedì 30 aprile 2009

Concordo con "Gli occhi grandi dei bambini"

Ieri sono andata a fare acquisti in un negozio di Acqua & Sapone e la mia curiosità è stata richiamata da un opusculo in omaggio dal titolo:' Gli occhi grandi dei bambini ' e in questo opuscoletto alla pag 34 trovo :

...La soluzione per la scuola non risiede nei voti o nell'attribuire maggiore o minore importanza al comportamento, ma nel tornare ad essere capace di "educare",nel senso che la parola aveva in latino :e-ducere,condurre fuori.
La scuola esiste non in quanto struttura ,ma nelle persone degli insegnanti che ogni giorno interagiscono con altre persone,gli studenti,e sono gli insegnanti,insieme ai genitori,tutti educatori dei ragazzi,che dovrebbero portare alla luce le potenzialità che sono in loro,promuovendo la loro espressione,la loro identità,la loro creatività e dunque la loro pace e serenità.
La più grande sofferenza dei giovani risiede nel non essere visti come potenzialità uniche ed irriprtibili,ma nell'essere soggetti ad una uniformante impostazione che attraverso la scuola e le richieste delle famiglie li vuole rendere tutti uguali,competitivi,ricchi e con professioni di successo.
Al di là dei ruoli e delle istituzioni,credo sia necessaria per tutti noi una nuova cultura che riconduca il centro dell'interesse alla persona e all'ordine di sviluppo che la vita ha troppo spesso svilito ed ignorato,soffocato e negato e che sta producendo i frutti che sono visibili per tutti.
Non sono le riforme scolastiche che possono trovare
la soluzione al disagio dei giovani ed anche degli insegnanti,dei genitori,delle
famiglie che spesso delegano impotenti ad altri il loro ruolo
educativo.

E' necessario ripartire dalla persona,ma è anche
necessario sapere cosa la persona sia veramente in un momento storico in cui
credo si stia sperimentando la massima confusione al riguardo.


di Paola Gozzi tratto da Acqua & Sap-Novembre 2008
Rita

Pagine

Post più popolari