... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone
martedì 8 febbraio 2011
Certo la Chiesa non aiuta
Guardando, o meglio ascoltando, alla TV i vari "portavoce" ecclesiali, scrittori e giornalisti della "fede" e delle sue espressioni editoriali, ieri sera Messori ma altre volte Amicone, Liguori e via cantando, si incorre in inerpicamenti spericolati per cercare di dare un senso a ciò che non lo ha, per non condannare chi, per imprimatur, è riconsciuto "incoddannabile". Per fare questo a lui si tollera tutto, circostanziandone fatti e misfatti, trovando sempre motivazioni concessorie di ogni possibile attenuante morale. E tutto pur di non alterare l'equilibrio, consacrato dalla Santa Sede, fra tutela dei patrimoni e mantenimento dell'altrui potere.
A volte c'è da vergognarsi di quanta ossequiosità manifestino verso i potenti fino a perdonargli di tutto mentre presentano ben altre rigidità nei confronti di altri.
Due pesi e due misure che risultano sempre più inaccettabili specialmente da uomini di fede, almeno davanti ai miei laici occhi.
Ecce Ecclesia
sabato 12 giugno 2010
...e la Chiesa sta a guardare
Ragionano evedentemente così. Per loro i veri valori del cristianesimo possono andare a farsi "benedire" tanto a loro pensano loro stessi, arricchirsi, gozzovigliare e trombare, agli altri pensa Dio, comodo no !
A questa classe dirigente non gliene importa un fico secco del popolo, se non quando lo può sfruttare per farso votare.
E' ora di dire basta e speriamo che i cristiani capiscano e abbiano un sussulto di orgoglio cosiale e cristiano e sappiano suggerire alal Chiesa di cambiare cavallo.
domenica 28 marzo 2010
Don Paolo Farinella: Il caso Boffo e l'etica dell'immoralità. Berlusconi mediatore tra Vaticano e Cei.
Ogni volta che leggo qualcosa di don Paolo Farinella mi viene la carica e la voglia di lottare sempre di più contro Berlusconi e il berlusconismo, cercando di spiegare alle persone ed anche ai colleghi docenti (soprattutto a coloro che lo hanno votato e continuano a dargli fiducia in buona fede) dei gravi pericoli che il Paese rischia di correre.
Buona lettura.
Renato Cipolla
Altrachiesa
Il caso Boffo e l'etica dell'immoralità. Berlusconi mediatore tra Vaticano e Cei
Oggi è l'anniversario 61° dei Patti Lateranensi. Oggi nella nunziatura vaticana in Italia vi sarà la rituale orgia di commemorazione con gli sciali clerico-berlusconisti, sorrisi e canzoni, tarallucci e vino, alla faccia del pudore e della dignità di una gerarchia ormai degradata al «servo encomio» di un governo senza moralità istituzionale. Sono salve però le forme diplomatiche e istituzionali, così care al cardinale Bagnasco. Contenti loro, povera Italia!
Se appartenessi alla stirpe clericale che si annida nel Vaticano e anche in parte della Cei, dovrei essere gongolante di gioia e pretendere le scuse ufficiali sia da Bertone, che svolge la funzione di prima donna oltre i confini di oltre Tevere, sia da Bagnasco che si sforza di essere uomo spirituale, ma spesso deve rinunciarvi per interessi superiori sopraggiunti. Le scuse ufficiali e magari una medaglia di poco costo, sarebbero così motivate: «Perché con lungimiranza e senza interessi personali ha previsto in anticipo quello che sarebbe successo e che puntualmente è accaduto, nella lotta tra bande nelle alte (!?) sfere vaticane in guerra contro la Cei per blindare interessi immorali e peccaminosi».
Il card. Bertone Tarcisio e il card. Angelo Bagnasco mi hanno scritto due lettere pubbliche sul settimanale cattolico di Genova (16 e 18 ottobre 2009) e da me pubblicate in internet (non hanno però pubblicato la mia di risposta, nonostante l'avessi chiesto espressamente e come ne avevo diritto, a norma di legge), indispettiti che avessi preso posizione sui rapporti immorali che essi avevano e volevano ancora intrattenere con tale Silvio Berlusconi, presidente del consiglio dei ministri, uomo indecente e amorale, concepito in provetta nelle segrete stanze dello Ior vaticano in un miscuglio orgiastico religiosamente ateo.
Oggi li sfido entrambi a prendere qualsiasi provvedimento su me, motivato da argomenti teologici o se vogliono morali o se vogliono anche disciplinari: i tre ambiti in cui avrebbero qualche competenza, se essi non avessero contravvenuto «in piena avvertenza e deliberato consenso» a tutti e tre gli ambiti. A loro si è aggiunto il cardinale compare Ruini Camillo, assetato di sangue e potere, anche da pensionato. I fatti di questi giorni sono tragici e riportano la Chiesa intera ai tempi dei Borgia, quando i veleni viaggiavano negli anelli cardinalizi e non si avevano scrupoli anche ad uccidere. Tanto poi con i gargarismi d'acqua benedetta purificavano tutto. L'èra Bertone in segreteria di Stato vaticano è quanto di più osceno possa capitare e deve essere annoverata nel rosario degli errori del pontificato di Benedetto XVI che pare non imbroccarne una: il pontificato delle gaffes.
Il 7 agosto 2009 in un colloquio privato nel salotto del suo appartamento privato misi in guardia il cardinale Bagnasco dalla tattica di Berlusconi: «la nomina di Vittorio Feltri a "Il Giornale" di Berlusconi e di Maurizio Belpietro a "Libero" era l'avvisaglia logica a tutti i suoi critici da parte di Berlusconi di prepararsi alla "battaglia di autunno"». Aggiunsi che avrebbe sparso fango su tutto e su tutti, negando logicamente, in base al principio che «tutti sporchi nessuno è sporco». Il cardinale liquidò il mio avviso con una dichiarazione di «impossibilità», dicendo che la «Chiesa si rapporta in modo istituzionale». S'è visto il modo istituzionale!
Il giorno 8 settembre 2009 in una lettera al cardinale Bagnasco, appena un mese dopo, scrissi:
«Nel gioco al massacro iniziato da Berlusconi e le sue truppe, si è inserito il cardinale segretario di Stato, card. Bertone, il quale non ha esitato a servirsi del fango per una operazione spregiudicata: mettere le mani sulla Cei e il suo organo di informazione. L'intervista di Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano al Corriere della Sera ne è stata un'avvisaglia, ma anche la presa di distanza della segreteria di Stato dall'atteggiamento della Cei nei confronti dell'immoralità del presidente del consiglio. Lei è venuto a trovarsi tra due fuochi di finti amici che hanno interessi straordinari da salvaguardare e non sarei affatto sorpreso dall'apprendere che vi sia stato un gioco delle parte a palle incrociate tra Berlusconi e Bertone per risolvere le questioni alla maniera del principe machiavelliano: il fine giustifica i mezzi con una solenne buona notte ai principi di alta e bassa etica … Il direttore dell'Osservatore Romano si vanta di non avere mai detto una parola sulle vicende «private» di Berlusconi, come se lo spergiuro, le bugie e la ricattabilità del presidente del consiglio fossero una questione privata … Strana doppia morale dal giornale del papa …».
Nella stessa lettera infine concludevo:
«Sig. Cardinale, lei sa bene che non sono né profeta né figlio di profeti, ma, con l'aiuto di Dio, cerco di leggere gli eventi alla luce del Vangelo e di scrutare i segni i tempi. In un prossimo futuro vedo un cambio di guardia alla Cei perché è evidente che con le dimissioni di Boffo, lei è diventato più debole nel gioco politico diplomatico che investe il «Vaticano Spa» e la «Cei srl». Lei ha dovuto sacrificare Boffo sull'altare degli interessi superiori del Vaticano e questi ha esigenza di mettere alla testa della Cei un prestanome, una semplice foglia di fico. Lei avrà un posto e una carica di lustro (congregazione dei Vescovi?) perché la legge dei preti non smentisce e non nega mai, ma promuove benignamente per salvare la faccia, alla faccia dell'umiltà che pure predicate con tanta dovizia. Per gli altri».
Oggi il papa sembra debba a chiedere conto del comportamento della segreteria di Stato sulla «vera storia» della dimissioni di Boffo che sempre più vengono accreditate come una manovra di Bertone, per mano del direttore dell'Osservatore Romano contro la gestione della Cei, colpevole di essere «tiepida» nei confronti di Berlusconi, ritenuto, evidentemente, non solo utile, ma necessario al Vaticano. Al diavolo la retorica sulla morale che è una roba da parroci di campagna e non di eminentissimi uomini di governo, i quali però dovrebbero sapere che il diavoletto che predicano come spauracchio per i fessi sa solo fare le pentole, ma mai i coperchi e senza coperchio il minestrone bolle, fuoriesce e si riversa, sporcando tutta la cucina. Tutto si lega e tutto si tiene. Oggi 9 febbraio il Vaticano ha smentito, cioè ha confermato che la guerra tra bande è più profonda di quanto non facciano apparire.
Ecco come sono andate le cose, a mio modesto avviso e come le ho descritte in questi mesi passati. C'è un asse di ferro tra Vaticano, Cei e governo Berlusconi: i preti sostengono anche col voto il governo e la sua maggioranza e il governo fa la politica che chiedono i preti: scuola privata, leggi sulla bioetica, copie di fatto, testamento biologico e altri ammennicoli di vario genere (edilizia, rifiuti, ici, ecc.). Il cesaropapismo imperante.
Poi all'improvviso scoppia l'estate Berlusconi «gaia e irresponsabile»: la moglie lo accusa di essere un malato psichico, di frequentare minorenni, di dare cariche pubbliche e di governo a donnine in cambio di favori sessuali. Di fronte a parole grosse come «ciarpame politico» saltano alcune candidature di alle europee di alcune donne compiacenti. Inizia il finimondo perché il vaso di pandora delle ignominie del capo di governo esplode: le sue ville, equiparate da lui a residenze ufficiali di governo (imponendo il segreto di stato), sono scenari aperti di prostituzione: si parla di tratta di donne «a carrettate», di droga, di favori sessuali a pagamento. Gli sprovveduti vi hanno visto un «fatto privato», ma così non è perché emerge la ricattabilità del capo del governo che è stato ripreso sul letto di Putin, nudo, in accappatoio, attorniato da donne armata di registratori e telefonini. Lo scandalo diventa mondiale. Tutta la stampa libera mette nell'angolo Berlusconi che ormai è finito. Basterebbe una parola del Vaticano o dei vescovi per farlo fuori.
La Cei disorientata tace per mesi, ma poi spinta dalla ribellione del popolo cristiano, comincia a timidamente a balbettare qualcosa di critico sul suo giornale Avvenire. L'«affaire» è gestito direttamente dal direttore, Dino Boffo, che non agisce da solo, ma in concertazione con la presidenza della Cei (Angelo Bagnasco e mons. Mariano Crociata). Apriti cielo e squarciati, terra! Il Vaticano di Bertone annusa il pericolo e corre ai ripari: manda avanti il direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian, prete mancato, a vantarsi pubblicamente che l'organo della santa Sede non ha mai accennato minimamente alle «vicende personali del premier Berlusconi». Il segnale è forte e chiaro e Berlusconi lo coglie in tutta la sua portata e si rende disponibile a servire gli interessi di Bertone che vuole mettere le mani su Avvenire, ma anche sulla tv Sat-2000 e tutti gli altri network, di cui Boffo, per conto della Cei, è direttore. Il 26 settembre viene montato su una finta casualità per fare incontrare Berlusconi e il papa a Ciampino, facendo finta che mentre uno (papa) sta partendo per Praga, l'altro stia arrivando e, guarda caso, si incontrano a metà della pista e non possono non salutarsi. Purtroppo, le telecamere hanno ripreso non solo le immagini, m anche le parole del papa che si rivolge al pesce lesso con le parole: «Che gioia incontrarla, caro presidente» e questi gongolando si prostra indecorosamente in baciamano degne della migliore mafia.
Segue la guerra d'autunno. Berlusconi ordina a Vittorio Feltri di mettersi a disposizione della Segreteria di Stato e di pubblicare tutto quello che il convento passa. Si tratta ora di trovare il modo di seppellire gli scandali sessuali, le minorenni, la legge contro gli immigrati, la politica contro il «bene comune», gli attacchi sistematici alla giustizia, in una parola di riportare di nuovo Berlusconi agli onori degli altari. L'accordo deve essere celebrato in pubblico, altrimenti non c'è gusto. Bisogna creare una occasione ad hoc che viene individuata nella «perdonanza di Celestino V» a L'Aquila dove il segretario di Stato va apposta per incontrare Berlusconi e invitarlo a cena davanti alle telecamere con doppia consacrazione: i successi della (finta) ricostruzione e la cena della riabilitazione. Berlusconi è salvo e la morale è uccisa. Meglio di così! Troppo zelo stroppia.
Feltri incurante o inconsapevole degli interessi in gioco, pubblica un falso documento, cucinato nelle ex segrete del sant'uffizio, con cui si accusa Boffo di essere omosessuale, un'accusa che in Vaticano, dove notoriamente molti sono omosessuali segreti, fa breccia e scandalo. Berlusconi sproloquia da logorroico da par suo e si dissocia dal suo giornale di famiglia, come a dire che si dissocia da se stesso; Feltri conferma la «veridicità» della notizia perché è sicuro che gliel'ha passata il Vaticano su ordine del suo padrone; lo scandalo gonfia come un soufflè al forno e tutti accusano tutti. Bertone cade dalla nuvole. Bagnasco è disorientato.
Nel puro stile clericale, la solidarietà a Boffo si spreca. Si scomoda anche il papa a rinnovare la stima e l'apprezzamento che, come sempre in ecclesiastichese, sono l'avviso del licenziamento. Così fu e così avvenne. Boffo si dimette in meno di quarantottore. La cena all'Aquila salta di fronte all'ira dei credenti, la Cei entra in letargo e l'asse d'acciaio Berlusconi-Bertone è rafforzata tanto che si pensa immediatamente ad una nuova occasione: la mostra esposta a palazzo Venezia (nomen omen) sul tema «Il potere e la Grazia». Si concorda che l'inaugurazione verrà fatta dalla coppia B&B: Berlusconi-Bertone, ormai coppia di fatto e di diritto sullo scenario politico nazionale.
L'11 settembre 2009 scrissi una lettera, poi resa pubblica, a Bertone, scongiurandolo di non andare alla mostra insieme a Berlusconi perché davanti al popolo scandalizzato avrebbe significato l'approvazione a tutti i comportamenti immorali di Berlusconi. Non avendo avuto risposta, in data 8 ottobre, ad inaugurazione avvenuto, scrivo una seconda lettera a Bertone in cui stigmatizzo il suo comportamento ignobile perché è andato ad inaugurare la mostra nonostante nelle stesse ore la Corte costituzionale avesse dichiarato illegittimo il «lodo Alfano» rimandando Berlusconi davanti al giudice per corruzione di testimoni e di giudici, reati gravi che intaccano la credibilità delle istituzioni stesse. Quanto meno la prudenza avrebbe voluto che si soprassedesse. Invece no, Bertone aveva la fregola di farsi vedere con Berlusconi. Nella lettera ripudiavo Bertone come vescovo, così come a giugno con un'altra lettera avevo ripudiato Berlusconi. Le due lettere ebbero una grande eco in internet. Questa volta infatti la risposta arrivò con due lettere (una di Bertone, 16 ottobre 2009) e una di Bagnasco (18 ottobre 2009) pubblicate ambedue sul settimanale cattolico di Genova. Ad esse rispondo con una terza mia lettera (21 ottobre 2009) in cui faccio le pulci al buonismo di plastica di Bertone e al falso bordone di Bagnasco e contesto con dati alla mano le affermazioni di Bertone, il quale a questo punto tace e non risponde più.
Poi il silenzio ufficiale, ma le trame sottobanco continuano perché il maligno non va mai a riposo. Berlusconi ha bisogno dell'appoggio incondizionato della gerarchia ed è disposto a tutto, specialmente da quando Casini ha deciso di andare per conto suo in vista delle regionali del 2010. Nel frattempo scoppiano due scandali di natura sessuale: il presidente della Regione Lazio, Marrazzo frequenta trans e paga laute mance per non essere ricattato. Berlusconi è informato di tutto dai servizi segreti e comunica a Marrazzo che esiste un film su di lui e lo consiglia di mettersi d'accordo con il ricattatore, invece di mandarlo alla polizia: un capo di Governo!!!
Infine Bologna, il cattolico Del Bono, sindaco della scuola di Prodi, è accusato dalla sua amante e segretaria di storie sozze e malversazioni ai danni del Comune. Apriti cielo! La questione morale invade il Paese: come si permettono di accusare Berlusconi, questi che fanno queste cose? Tutti uguali non davanti alla Legge, ma davanti alle porcate. Se tutti sono porci e il Paese è un porcile, un porco ha il diritto a governare il Paese, qualunque porcata faccia, perché il Paese equiparato ad una porcilaia, lo «vuole così». Teorema di Pitagora. Il Pd sembra non perdere mai un'occasione per tirare fuori Berlusconi dai guai e ci riesce magistralmente: tanto è bravo nell'autodistruggersi quanto lo è nel salvare Berlusconi. Viene il sospetto che questi paghi sottobanco come è suo costume. D'Alema poi è esilarante.
Per scongiurare la candidatura di Emma Bonino, nota diavola di professione, entra in guerra Camillo Ruini, che come novello Cincinnato viene richiamato a servizio della Patria-Chiesa. Egli invita Berlusconi a colazione al Seminario Romano, dove alloggia, e ha il compito di ripresentare Berlusconi come interlocutore privilegiato della gerarchia cattolica. A questo scopo tenta una mediazione a favore di Casini su cui il Vaticano sembra riporre ignobili speranze. Berlusconi a questo punto capisce di essere il più forte e di avere il coltello per il manico. Non solo abbandona Casini al suo destino, ma impone le sue regole e le sue condizioni, ricatta e obbliga il Vaticano a mettere la mordacchia alla Cei e di chiudere ogni pendenza sui suoi trascorsi e di firmare un contratto di ferro.
Scoppia la verità sul caso Boffo emersa durante una irrituale colazione tra il killer-Feltri e l'agnello-Boffo, il quale è stato avvelenato dalla Segreteria di Stato vaticana di Bertone per indebolire la Cei. La notizia è data da Feltri direttamente a Boffo durante la colazione «pubblica» a Milano. La logica dice che Feltri non si muove senza l'autorizzazione del suo padrone, per cui ne deriva che Berlusconi è l'autore della notizia che accusa il Vaticano di avere tramato contro la Cei nella persona di Boffo.
Entra in ballo il papa che per avere la verità a chi si rivolge? Naturalmente alla segreteria di Stato, cioè a Bertone, che così, da accusato diventa difensore di se stesso e da falso e bugiardo è chiamato a dire la verità che sarà bugiarda e falsa. Fa pena un papa che fa finta di scandalizzarsi delle trame diaboliche che si tessono alla sua ombra e poi viene a dire che il demonio è entrato nella Chiesa per colpa del Vaticano II. Se c'è un anticristo, egli si annida proprio tra di loro, tra questi uomini falliti che vivono il potere come sacralità e contrabbandano il nome di Dio, in cui non credono, come merce di scambio di bassa lega. Bestemmiatori di professione, sono indegni di ciò che rappresentano e lo prova il fatto che cercano accordi, costi quello che costi, con uomini e figuri come Berlusconi, uomo indegno e politico corrotto.
Epilogo. Di fronte alle accuse al Vaticano di avere ordito una guerra contro la Cei e davanti al papa che cerca di fare chiarezza, senza rendersi conto che è stato lui a mettere quegli individui ai posti che occupano, ecco l'unto bisunto, di nome Berlusconi Silvio, che si propone di fare da mediatore tra Segreteria di Stato e Cei. Egli offre la cessazione della guerra, l'annullamento dei dossier, la pacificazione totale e definitiva (fino alla prossima convenienza), in cambio di un seppellimento totale del suo trascorso di pederasta e puttaniere, in cambio di una cessazione di qualsiasi attacco al suo governo da parte di singoli rappresentanti di uffici vaticani; in cambio di una solidarietà politica a tutta prova. In una parola: Berlusconi regnerà incontrastato fino al 2013, quando raggiungerà la presidenza della Repubblica senza colpo ferire. Nel frattempo modifica lo Stato su sua misura e la gerarchia cattolica approva, o se ne sta zitta e si gira dall'altra parte, beninteso, dopo avere chiesto tutto quello che vuole in termini economici e legislativi: in fondo, cambiare lo Stato su misura di Berlusconi e l'ordinamento etico su misura del Vaticano sono cose che camminano insieme. Talebanismo puro!
Resta da vedere come porre fine alla battaglia, iniziata da Berlusconi, continuata da Berlusconi, finita da Berlusconi e vinta da Berlusconi. Una guerra a cui ha partecipato la gerarchia cattolica, portando le salmerie e sopportandone il peso della distruzione della credibilità della Chiesa e della figura del papa. Un bel successo, non c'è che dire. Ora Bagnasco riceverà, a tempo e luogo, un premio: sarà promosso a qualche carica di dicastero e il direttore dell'Osservatore Romano verrà sacrificato come capro espiatorio, ma dopo qualche tempo.
Resta un fatto: in tutta questa vicenda, la gerarchia cattolica dell'era Bertone ha fatto la figura dei cioccolatai e ancora una volta ha perso l'occasione per essere quella che dovrebbe essere: il segno sulla terra della Verità e del disinteresse. Si possono scrivere encicliche sulla Verità, ma se poi ci si comporta da bugiardi e si frequentano capi di governo bugiardi che vivono sulla falsità e sulla bugia, è meglio per loro che si leghino una macina da mulino al collo e si gettino in mare da soli. Se lo fanno loro infatti, non lo farà il popolo di Dio che li ha già abbandonati al loro destino e alla loro condanna: tra Berlusconi e Bertone e il Vangelo e la Dignità, noi preferiamo senza dubbio e senza tentennamenti la Dignità del Vangelo e dichiariamo che il Vaticano nulla ha da spartire con la Chiesa di Cristo, perché quello è uno Stato pagano, questa è un «mistero di salvezza e anticipo del Regno». Paolo VI nella Populorum Progressio parlava di «collera dei poveri» che sale nel popolo di Dio che può arrivare, in casi estremi, anche al regicidio perché quando la misura è colma, tutto può succedere.
PS. Mi pare che Qualcuno, qualche millennio fa, avesse detto: «Amatevi come fratelli», mentre questi da vigliacchi quali sono spargono fango di nascosto e nel più bieco anonimato clericale. Meno male che Gesù era Figlio Unico!
(11 febbraio 2010)
giovedì 25 marzo 2010
Don Paolo Farinella: Cardinal Ruini, perché ha invitato Silvio a colazione?
Finché ci sono ancora preti come don Paolo Farinella, c'è un seme di speranza che i veri cattolici, quelli che hanno come riferimento Dio e nel cuore la Verità possano far rinsavire quei cattolici che in buona fede credono ancora nel piccolo "unto" del Signore che ci governa.
Ciao. Renato Cipolla
Finché ci sono ancora preti come don Paolo Farinella, c'è un seme di speranza che i veri cattolici, quelli che hanno come riferimento Dio e nel cuore la Verità possano far rinsavire quei cattolici che in buona fede credono ancora nel piccolo "unto" del Signore che ci governa.
Ciao. Renato Cipolla
Cardinale Ruini, perché ha invitato Silvio a colazione?
01-02-2010Sig. Cardinale,
nel 1991 da una sperduta parrocchia dell'entroterra ligure, le scrissi sullo scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del «cardinal-party» da 800 mila lire (quasi un miliardo di allora!) con un migliaio di invitati del "mondo" che conta, dato da lei in occasione della sua nomina a cardinale. Lei mi rispose che fu un dono di amici e io le risposi che certi doni dovrebbero essere respinti al mittente perché insulto ai poveri e al Cristo che li rappresenta. Le cronache del tempo fotografarono che "la capitale della politica, della finanza, delle banche, delle aziende di Stato è accorsa compatta in ampie schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a un cardinale, reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti" (Laura Laurenzi, la Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25).
A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle, anche perché sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse defilato come si conviene alle persone di sagge buon senso. Oggi lei non offre lauti banchetti a 800 persone, ma invita a colazione solo due individui che da soli sono peggio degli 800 barbari. Sono indignato per questo suo invito che i credenti onesti vedono come la negazione del sacramento dell'ordine e la pone sullo stesso piano degli intrallazzatori di professione.
D'altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi, parlamenti, governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che, al punto in cui siamo, uno scandalo in più o uno in meno, il peso cambia di poco. A mio modesto parere di prete, il suo operato induce me e molti altri credenti a pensare che lei e noi non crediamo nello stesso Dio e anche che lei usi il suo come strumento di coercizione per fini demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha contravvenuto al dettato del Codice di Diritto Canonico che stabilisce: "È fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all'esercizio del potere civile" (CJC, can. 285 §3, sottolineatura mia). Il massimo potere in uno Stato democratico si esercita nella formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani "dovrebbero" scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta in sommo grado la "partecipazione all'esercizio del potere civile".
Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove risiede da cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a colazione, Silvio Berlusconi, accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua Santità, nonché sottosegretario alla presidenza del consiglio italiano. Lei ed io sappiamo che Gianni Letta, moderno Richelieu o se vuole in termini giovanili e quasi liturgici, vulgo mezzano, è il tutore garante presso il Vaticano del suo capo, notoriamente inaffidabile. Dicono le cronache che avete discusso di accordi elettorali, di convergenze tra Pdl di Berlusconi e Udc di Casini e Api di Rutelli; chi deve essere candidato alle regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve vincere nel Lazio; cosa fare e cosa disfare in Puglia.
La candidata Emma Bonino alla presidenza del Lazio non deve passare perché, come in una nuova crociata, "Deus 'el vult", cioè lo ordina Ruini a cui Dio di solito dice ad ogni tornata elettorale cosa vuole e non vuole. Le cronache celiano che Berlusconi abbia tenuto il boccino perché ormai ha il coltello dalla parte del manico. Lo dimostra il fatto che il suo illustre e integerrimo ospite abbia preteso dal suo partito una "quota rosa" a sua totale discrezione per fare eleggere le "pulzelle" compiacenti che non ha potuto varare nelle politiche del 2008, a causa del «ciarpame politico» rovesciato sul tavolo dalla di lui moglie, Veronica Lario che ha sparigliato le candidature. Avete parlato anche di questo? Di quali donnine e prostitute candidare?
Il giorno prima, il 19 gennaio 2010, appena 24 ore prima, il Senato della Repubblica, presieduto dall'autista Renato Schifani, in quota servitù perpetua, ha varato il cosiddetto "processo breve", cioè la 19a legge su misura per i bisogni primari del Silvio Berlusconi e pazienza se si sfascia l'intero sistema della giustizia italiana! Pazienza, se milioni di cittadini non avranno mai giustizia e se tutti i delinquenti, i truffatori, gli spacciatori, i ladri, i corrotti, i concussori, i concussi, i deputati e i senatori insieme ai loro famigli la faranno franca sempre e comunque alla faccia di quel " bene comune" con cui lei da presidente della CEI faceva i gargarismi sei volte al giorno prima e dopo i pasti principali. Lei queste cose le sa, ma è anche "cardinale di mondo" e sa navigare nei meandri del fiume della politica che conta, poco importa se morale o immorale: in fondo il fine ha sempre assolto i mezzi perché noi cattolici non siamo forse per la confessione periodica e cioè per "una botta e via da capo"?
«Processo breve, legittimo impedimento per sé e famigli», lei lo sa bene, sono eufemismi: trattasi infatti soltanto di «processo impossibile». Un presidente del consiglio scardina lo Stato di Diritto, impone al parlamento di votare leggi individuali e di casta a favore di sé e dei delinquenti che lo sfiorano, abolisce di fatto ogni contrappeso al potere esecutivo e di fronte a tanta bulimia incontenibile, lei lo invita anche a pranzo? Via, cardinale, est modus in rebus! Non pare che durante il pranzo, lei abbia detto una parola sulla condotta scandalosa dell'ospite, ma sappiamo che si è seduto a tavola con un essere moralmente, eticamente, giuridicamente, democraticamente impossibile ( ma la vera parola è censurata ) e con lui contratta seggi e vittorie, costi e benefici, voti e ritorni in privilegi economici e politici. Logicamente in nome dei sacrosanti "principi non negoziabili", of course!
Negli stessi giorni in cui lo scandalo delle prostitute era al culmine, il suo governo stava varando una legge per punire i clienti delle prostitute: la solerte, cattolicissima ministro Mara Carfagna si è affrettata a ritirare il provvedimento che avrebbe colpito per primo il suo capo e protettore che il suo stesso avvocato ha definito "utilizzatore finale" di carrettate di donne. Soltanto dopo l'indignazione del popolo cattolico arrivata al "calor bianco", finalmente la CEI cominciò a balbettare qualche timiduccio scappellotto, ma tenue e delicato, quasi un buffetto. Il 7 luglio 2009, quando ormai il mondo cattolico era sul filo delle barricate contro la latitanza della gerarchia cattolica, il segretario della CEI, mons. Mariano Crociata, durante una Messa, alludendo al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, oggi suo ospite, senza mai chiamarlo per nome, sbotta:
«Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio» (Omelia per la Messa di Santa Maria Goretti, 15-08.09, Le Ferriere – Latina).
Lei, sig. cardinale Camillo Ruini, ha passato tutto questo tempo sotto silenzio assoluto, dedicandosi al progetto culturale della CEI e alle massime questioni di alta filosofia e teologia: "L'esistenza di Dio ", la sua necessità e via dicendo. Sul resto che travagliava la Chiesa, i credenti, la gerarchia che copriva con un manto di sudiciume l'Italia intera, silenzio tombale…
Profondamente inorridito – Paolo Farinella, prete
venerdì 16 ottobre 2009
MENOMALE CHE Don Paolo c'è
Il protettore del padrino.
Lettera aperta al card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano
Sig. Cardinale,
Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l'«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l'orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l'uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l'Italia è più forte e più libera.
Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese.
Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l'apertura della mostra, costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.
Come un cane, ferito all'improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all'attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l'etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.
«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello / nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come un compare di nozze, accanto all'«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.
Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l'Italia dentro l'abbia umiliata fuori, all'estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.
A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L'importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell'anticristianesimo.
Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.
Con la sua presenza «in quel giorno e a quell'ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:
a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d'impunità immorale?
b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d'impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.
c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E' possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.
d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all'insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.
e) Lei apparendo accanto all'Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.
f) Lei ha dato l'avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l'uomo è senza coscienza di Stato.
g) Lei è colpevole se le offerte dell'8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.
Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l'indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».
Con disistima,
Paolo Farinella, prete
giovedì 1 ottobre 2009
Ma mi faccia il piacere: AntiItaliano sarà lei...
Credo che lo abbiano capito a sinistra, al centro e in buona parte della destra ( esclusi quei berluscones che gozzovigliano al tavolo del capo, e quei servitori sciocchi la furbacchioni che sperano di approfittare delle briciole che il capo lascia cadere di tanto in tanto ).
Il problema è come sbarazzarsene di questo fardello ormai pesante e ingombrante perfino per la Chiesa, notoriamente bonaria e accondiscendente con i poteri di turno. Siamo tutti rimasti vittime di un potere che abbiamo aiutato da destra a sinistra a concentrare nelle mani del manipolatore mediatico immaginando che non sarebbe mai arrivato ad abusarne così tanto.
Dicevano in molti destra o sinistra tanto sono uguali, e in questa falsa e ingenua rappresentazione abbiamo sacrificato davvero il presente e il futuro del nostro amato paese.
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