Certo la Chiesa, intendendo il Vaticano e contigui, mostra tutta la sua debolezza nel predicare valori molto teorici che finiscono per essere imposti ai molti come verità morali, e perdonati ai pochi, quelli giusti e potenti, come debolezze umane, ovviamente, per loro, inevitabili.
Guardando, o meglio ascoltando, alla TV i vari "portavoce" ecclesiali, scrittori e giornalisti della "fede" e delle sue espressioni editoriali, ieri sera Messori ma altre volte Amicone, Liguori e via cantando, si incorre in inerpicamenti spericolati per cercare di dare un senso a ciò che non lo ha, per non condannare chi, per imprimatur, è riconsciuto "incoddannabile". Per fare questo a lui si tollera tutto, circostanziandone fatti e misfatti, trovando sempre motivazioni concessorie di ogni possibile attenuante morale. E tutto pur di non alterare l'equilibrio, consacrato dalla Santa Sede, fra tutela dei patrimoni e mantenimento dell'altrui potere.
A volte c'è da vergognarsi di quanta ossequiosità manifestino verso i potenti fino a perdonargli di tutto mentre presentano ben altre rigidità nei confronti di altri.
Due pesi e due misure che risultano sempre più inaccettabili specialmente da uomini di fede, almeno davanti ai miei laici occhi.
Ecce Ecclesia
... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone
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martedì 8 febbraio 2011
domenica 28 marzo 2010
Don Paolo Farinella: Il caso Boffo e l'etica dell'immoralità. Berlusconi mediatore tra Vaticano e Cei.
Ogni volta che leggo qualcosa di don Paolo Farinella mi viene la carica e la voglia di lottare sempre di più contro Berlusconi e il berlusconismo, cercando di spiegare alle persone ed anche ai colleghi docenti (soprattutto a coloro che lo hanno votato e continuano a dargli fiducia in buona fede) dei gravi pericoli che il Paese rischia di correre.
Buona lettura.
Renato Cipolla
Altrachiesa
Il caso Boffo e l'etica dell'immoralità. Berlusconi mediatore tra Vaticano e Cei
di Paolo Farinella, prete
Oggi è l'anniversario 61° dei Patti Lateranensi. Oggi nella nunziatura vaticana in Italia vi sarà la rituale orgia di commemorazione con gli sciali clerico-berlusconisti, sorrisi e canzoni, tarallucci e vino, alla faccia del pudore e della dignità di una gerarchia ormai degradata al «servo encomio» di un governo senza moralità istituzionale. Sono salve però le forme diplomatiche e istituzionali, così care al cardinale Bagnasco. Contenti loro, povera Italia!
Se appartenessi alla stirpe clericale che si annida nel Vaticano e anche in parte della Cei, dovrei essere gongolante di gioia e pretendere le scuse ufficiali sia da Bertone, che svolge la funzione di prima donna oltre i confini di oltre Tevere, sia da Bagnasco che si sforza di essere uomo spirituale, ma spesso deve rinunciarvi per interessi superiori sopraggiunti. Le scuse ufficiali e magari una medaglia di poco costo, sarebbero così motivate: «Perché con lungimiranza e senza interessi personali ha previsto in anticipo quello che sarebbe successo e che puntualmente è accaduto, nella lotta tra bande nelle alte (!?) sfere vaticane in guerra contro la Cei per blindare interessi immorali e peccaminosi».
Il card. Bertone Tarcisio e il card. Angelo Bagnasco mi hanno scritto due lettere pubbliche sul settimanale cattolico di Genova (16 e 18 ottobre 2009) e da me pubblicate in internet (non hanno però pubblicato la mia di risposta, nonostante l'avessi chiesto espressamente e come ne avevo diritto, a norma di legge), indispettiti che avessi preso posizione sui rapporti immorali che essi avevano e volevano ancora intrattenere con tale Silvio Berlusconi, presidente del consiglio dei ministri, uomo indecente e amorale, concepito in provetta nelle segrete stanze dello Ior vaticano in un miscuglio orgiastico religiosamente ateo.
Oggi li sfido entrambi a prendere qualsiasi provvedimento su me, motivato da argomenti teologici o se vogliono morali o se vogliono anche disciplinari: i tre ambiti in cui avrebbero qualche competenza, se essi non avessero contravvenuto «in piena avvertenza e deliberato consenso» a tutti e tre gli ambiti. A loro si è aggiunto il cardinale compare Ruini Camillo, assetato di sangue e potere, anche da pensionato. I fatti di questi giorni sono tragici e riportano la Chiesa intera ai tempi dei Borgia, quando i veleni viaggiavano negli anelli cardinalizi e non si avevano scrupoli anche ad uccidere. Tanto poi con i gargarismi d'acqua benedetta purificavano tutto. L'èra Bertone in segreteria di Stato vaticano è quanto di più osceno possa capitare e deve essere annoverata nel rosario degli errori del pontificato di Benedetto XVI che pare non imbroccarne una: il pontificato delle gaffes.
Il 7 agosto 2009 in un colloquio privato nel salotto del suo appartamento privato misi in guardia il cardinale Bagnasco dalla tattica di Berlusconi: «la nomina di Vittorio Feltri a "Il Giornale" di Berlusconi e di Maurizio Belpietro a "Libero" era l'avvisaglia logica a tutti i suoi critici da parte di Berlusconi di prepararsi alla "battaglia di autunno"». Aggiunsi che avrebbe sparso fango su tutto e su tutti, negando logicamente, in base al principio che «tutti sporchi nessuno è sporco». Il cardinale liquidò il mio avviso con una dichiarazione di «impossibilità», dicendo che la «Chiesa si rapporta in modo istituzionale». S'è visto il modo istituzionale!
Il giorno 8 settembre 2009 in una lettera al cardinale Bagnasco, appena un mese dopo, scrissi:
«Nel gioco al massacro iniziato da Berlusconi e le sue truppe, si è inserito il cardinale segretario di Stato, card. Bertone, il quale non ha esitato a servirsi del fango per una operazione spregiudicata: mettere le mani sulla Cei e il suo organo di informazione. L'intervista di Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano al Corriere della Sera ne è stata un'avvisaglia, ma anche la presa di distanza della segreteria di Stato dall'atteggiamento della Cei nei confronti dell'immoralità del presidente del consiglio. Lei è venuto a trovarsi tra due fuochi di finti amici che hanno interessi straordinari da salvaguardare e non sarei affatto sorpreso dall'apprendere che vi sia stato un gioco delle parte a palle incrociate tra Berlusconi e Bertone per risolvere le questioni alla maniera del principe machiavelliano: il fine giustifica i mezzi con una solenne buona notte ai principi di alta e bassa etica … Il direttore dell'Osservatore Romano si vanta di non avere mai detto una parola sulle vicende «private» di Berlusconi, come se lo spergiuro, le bugie e la ricattabilità del presidente del consiglio fossero una questione privata … Strana doppia morale dal giornale del papa …».
Nella stessa lettera infine concludevo:
«Sig. Cardinale, lei sa bene che non sono né profeta né figlio di profeti, ma, con l'aiuto di Dio, cerco di leggere gli eventi alla luce del Vangelo e di scrutare i segni i tempi. In un prossimo futuro vedo un cambio di guardia alla Cei perché è evidente che con le dimissioni di Boffo, lei è diventato più debole nel gioco politico diplomatico che investe il «Vaticano Spa» e la «Cei srl». Lei ha dovuto sacrificare Boffo sull'altare degli interessi superiori del Vaticano e questi ha esigenza di mettere alla testa della Cei un prestanome, una semplice foglia di fico. Lei avrà un posto e una carica di lustro (congregazione dei Vescovi?) perché la legge dei preti non smentisce e non nega mai, ma promuove benignamente per salvare la faccia, alla faccia dell'umiltà che pure predicate con tanta dovizia. Per gli altri».
Oggi il papa sembra debba a chiedere conto del comportamento della segreteria di Stato sulla «vera storia» della dimissioni di Boffo che sempre più vengono accreditate come una manovra di Bertone, per mano del direttore dell'Osservatore Romano contro la gestione della Cei, colpevole di essere «tiepida» nei confronti di Berlusconi, ritenuto, evidentemente, non solo utile, ma necessario al Vaticano. Al diavolo la retorica sulla morale che è una roba da parroci di campagna e non di eminentissimi uomini di governo, i quali però dovrebbero sapere che il diavoletto che predicano come spauracchio per i fessi sa solo fare le pentole, ma mai i coperchi e senza coperchio il minestrone bolle, fuoriesce e si riversa, sporcando tutta la cucina. Tutto si lega e tutto si tiene. Oggi 9 febbraio il Vaticano ha smentito, cioè ha confermato che la guerra tra bande è più profonda di quanto non facciano apparire.
Ecco come sono andate le cose, a mio modesto avviso e come le ho descritte in questi mesi passati. C'è un asse di ferro tra Vaticano, Cei e governo Berlusconi: i preti sostengono anche col voto il governo e la sua maggioranza e il governo fa la politica che chiedono i preti: scuola privata, leggi sulla bioetica, copie di fatto, testamento biologico e altri ammennicoli di vario genere (edilizia, rifiuti, ici, ecc.). Il cesaropapismo imperante.
Poi all'improvviso scoppia l'estate Berlusconi «gaia e irresponsabile»: la moglie lo accusa di essere un malato psichico, di frequentare minorenni, di dare cariche pubbliche e di governo a donnine in cambio di favori sessuali. Di fronte a parole grosse come «ciarpame politico» saltano alcune candidature di alle europee di alcune donne compiacenti. Inizia il finimondo perché il vaso di pandora delle ignominie del capo di governo esplode: le sue ville, equiparate da lui a residenze ufficiali di governo (imponendo il segreto di stato), sono scenari aperti di prostituzione: si parla di tratta di donne «a carrettate», di droga, di favori sessuali a pagamento. Gli sprovveduti vi hanno visto un «fatto privato», ma così non è perché emerge la ricattabilità del capo del governo che è stato ripreso sul letto di Putin, nudo, in accappatoio, attorniato da donne armata di registratori e telefonini. Lo scandalo diventa mondiale. Tutta la stampa libera mette nell'angolo Berlusconi che ormai è finito. Basterebbe una parola del Vaticano o dei vescovi per farlo fuori.
La Cei disorientata tace per mesi, ma poi spinta dalla ribellione del popolo cristiano, comincia a timidamente a balbettare qualcosa di critico sul suo giornale Avvenire. L'«affaire» è gestito direttamente dal direttore, Dino Boffo, che non agisce da solo, ma in concertazione con la presidenza della Cei (Angelo Bagnasco e mons. Mariano Crociata). Apriti cielo e squarciati, terra! Il Vaticano di Bertone annusa il pericolo e corre ai ripari: manda avanti il direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian, prete mancato, a vantarsi pubblicamente che l'organo della santa Sede non ha mai accennato minimamente alle «vicende personali del premier Berlusconi». Il segnale è forte e chiaro e Berlusconi lo coglie in tutta la sua portata e si rende disponibile a servire gli interessi di Bertone che vuole mettere le mani su Avvenire, ma anche sulla tv Sat-2000 e tutti gli altri network, di cui Boffo, per conto della Cei, è direttore. Il 26 settembre viene montato su una finta casualità per fare incontrare Berlusconi e il papa a Ciampino, facendo finta che mentre uno (papa) sta partendo per Praga, l'altro stia arrivando e, guarda caso, si incontrano a metà della pista e non possono non salutarsi. Purtroppo, le telecamere hanno ripreso non solo le immagini, m anche le parole del papa che si rivolge al pesce lesso con le parole: «Che gioia incontrarla, caro presidente» e questi gongolando si prostra indecorosamente in baciamano degne della migliore mafia.
Segue la guerra d'autunno. Berlusconi ordina a Vittorio Feltri di mettersi a disposizione della Segreteria di Stato e di pubblicare tutto quello che il convento passa. Si tratta ora di trovare il modo di seppellire gli scandali sessuali, le minorenni, la legge contro gli immigrati, la politica contro il «bene comune», gli attacchi sistematici alla giustizia, in una parola di riportare di nuovo Berlusconi agli onori degli altari. L'accordo deve essere celebrato in pubblico, altrimenti non c'è gusto. Bisogna creare una occasione ad hoc che viene individuata nella «perdonanza di Celestino V» a L'Aquila dove il segretario di Stato va apposta per incontrare Berlusconi e invitarlo a cena davanti alle telecamere con doppia consacrazione: i successi della (finta) ricostruzione e la cena della riabilitazione. Berlusconi è salvo e la morale è uccisa. Meglio di così! Troppo zelo stroppia.
Feltri incurante o inconsapevole degli interessi in gioco, pubblica un falso documento, cucinato nelle ex segrete del sant'uffizio, con cui si accusa Boffo di essere omosessuale, un'accusa che in Vaticano, dove notoriamente molti sono omosessuali segreti, fa breccia e scandalo. Berlusconi sproloquia da logorroico da par suo e si dissocia dal suo giornale di famiglia, come a dire che si dissocia da se stesso; Feltri conferma la «veridicità» della notizia perché è sicuro che gliel'ha passata il Vaticano su ordine del suo padrone; lo scandalo gonfia come un soufflè al forno e tutti accusano tutti. Bertone cade dalla nuvole. Bagnasco è disorientato.
Nel puro stile clericale, la solidarietà a Boffo si spreca. Si scomoda anche il papa a rinnovare la stima e l'apprezzamento che, come sempre in ecclesiastichese, sono l'avviso del licenziamento. Così fu e così avvenne. Boffo si dimette in meno di quarantottore. La cena all'Aquila salta di fronte all'ira dei credenti, la Cei entra in letargo e l'asse d'acciaio Berlusconi-Bertone è rafforzata tanto che si pensa immediatamente ad una nuova occasione: la mostra esposta a palazzo Venezia (nomen omen) sul tema «Il potere e la Grazia». Si concorda che l'inaugurazione verrà fatta dalla coppia B&B: Berlusconi-Bertone, ormai coppia di fatto e di diritto sullo scenario politico nazionale.
L'11 settembre 2009 scrissi una lettera, poi resa pubblica, a Bertone, scongiurandolo di non andare alla mostra insieme a Berlusconi perché davanti al popolo scandalizzato avrebbe significato l'approvazione a tutti i comportamenti immorali di Berlusconi. Non avendo avuto risposta, in data 8 ottobre, ad inaugurazione avvenuto, scrivo una seconda lettera a Bertone in cui stigmatizzo il suo comportamento ignobile perché è andato ad inaugurare la mostra nonostante nelle stesse ore la Corte costituzionale avesse dichiarato illegittimo il «lodo Alfano» rimandando Berlusconi davanti al giudice per corruzione di testimoni e di giudici, reati gravi che intaccano la credibilità delle istituzioni stesse. Quanto meno la prudenza avrebbe voluto che si soprassedesse. Invece no, Bertone aveva la fregola di farsi vedere con Berlusconi. Nella lettera ripudiavo Bertone come vescovo, così come a giugno con un'altra lettera avevo ripudiato Berlusconi. Le due lettere ebbero una grande eco in internet. Questa volta infatti la risposta arrivò con due lettere (una di Bertone, 16 ottobre 2009) e una di Bagnasco (18 ottobre 2009) pubblicate ambedue sul settimanale cattolico di Genova. Ad esse rispondo con una terza mia lettera (21 ottobre 2009) in cui faccio le pulci al buonismo di plastica di Bertone e al falso bordone di Bagnasco e contesto con dati alla mano le affermazioni di Bertone, il quale a questo punto tace e non risponde più.
Poi il silenzio ufficiale, ma le trame sottobanco continuano perché il maligno non va mai a riposo. Berlusconi ha bisogno dell'appoggio incondizionato della gerarchia ed è disposto a tutto, specialmente da quando Casini ha deciso di andare per conto suo in vista delle regionali del 2010. Nel frattempo scoppiano due scandali di natura sessuale: il presidente della Regione Lazio, Marrazzo frequenta trans e paga laute mance per non essere ricattato. Berlusconi è informato di tutto dai servizi segreti e comunica a Marrazzo che esiste un film su di lui e lo consiglia di mettersi d'accordo con il ricattatore, invece di mandarlo alla polizia: un capo di Governo!!!
Infine Bologna, il cattolico Del Bono, sindaco della scuola di Prodi, è accusato dalla sua amante e segretaria di storie sozze e malversazioni ai danni del Comune. Apriti cielo! La questione morale invade il Paese: come si permettono di accusare Berlusconi, questi che fanno queste cose? Tutti uguali non davanti alla Legge, ma davanti alle porcate. Se tutti sono porci e il Paese è un porcile, un porco ha il diritto a governare il Paese, qualunque porcata faccia, perché il Paese equiparato ad una porcilaia, lo «vuole così». Teorema di Pitagora. Il Pd sembra non perdere mai un'occasione per tirare fuori Berlusconi dai guai e ci riesce magistralmente: tanto è bravo nell'autodistruggersi quanto lo è nel salvare Berlusconi. Viene il sospetto che questi paghi sottobanco come è suo costume. D'Alema poi è esilarante.
Per scongiurare la candidatura di Emma Bonino, nota diavola di professione, entra in guerra Camillo Ruini, che come novello Cincinnato viene richiamato a servizio della Patria-Chiesa. Egli invita Berlusconi a colazione al Seminario Romano, dove alloggia, e ha il compito di ripresentare Berlusconi come interlocutore privilegiato della gerarchia cattolica. A questo scopo tenta una mediazione a favore di Casini su cui il Vaticano sembra riporre ignobili speranze. Berlusconi a questo punto capisce di essere il più forte e di avere il coltello per il manico. Non solo abbandona Casini al suo destino, ma impone le sue regole e le sue condizioni, ricatta e obbliga il Vaticano a mettere la mordacchia alla Cei e di chiudere ogni pendenza sui suoi trascorsi e di firmare un contratto di ferro.
Scoppia la verità sul caso Boffo emersa durante una irrituale colazione tra il killer-Feltri e l'agnello-Boffo, il quale è stato avvelenato dalla Segreteria di Stato vaticana di Bertone per indebolire la Cei. La notizia è data da Feltri direttamente a Boffo durante la colazione «pubblica» a Milano. La logica dice che Feltri non si muove senza l'autorizzazione del suo padrone, per cui ne deriva che Berlusconi è l'autore della notizia che accusa il Vaticano di avere tramato contro la Cei nella persona di Boffo.
Entra in ballo il papa che per avere la verità a chi si rivolge? Naturalmente alla segreteria di Stato, cioè a Bertone, che così, da accusato diventa difensore di se stesso e da falso e bugiardo è chiamato a dire la verità che sarà bugiarda e falsa. Fa pena un papa che fa finta di scandalizzarsi delle trame diaboliche che si tessono alla sua ombra e poi viene a dire che il demonio è entrato nella Chiesa per colpa del Vaticano II. Se c'è un anticristo, egli si annida proprio tra di loro, tra questi uomini falliti che vivono il potere come sacralità e contrabbandano il nome di Dio, in cui non credono, come merce di scambio di bassa lega. Bestemmiatori di professione, sono indegni di ciò che rappresentano e lo prova il fatto che cercano accordi, costi quello che costi, con uomini e figuri come Berlusconi, uomo indegno e politico corrotto.
Epilogo. Di fronte alle accuse al Vaticano di avere ordito una guerra contro la Cei e davanti al papa che cerca di fare chiarezza, senza rendersi conto che è stato lui a mettere quegli individui ai posti che occupano, ecco l'unto bisunto, di nome Berlusconi Silvio, che si propone di fare da mediatore tra Segreteria di Stato e Cei. Egli offre la cessazione della guerra, l'annullamento dei dossier, la pacificazione totale e definitiva (fino alla prossima convenienza), in cambio di un seppellimento totale del suo trascorso di pederasta e puttaniere, in cambio di una cessazione di qualsiasi attacco al suo governo da parte di singoli rappresentanti di uffici vaticani; in cambio di una solidarietà politica a tutta prova. In una parola: Berlusconi regnerà incontrastato fino al 2013, quando raggiungerà la presidenza della Repubblica senza colpo ferire. Nel frattempo modifica lo Stato su sua misura e la gerarchia cattolica approva, o se ne sta zitta e si gira dall'altra parte, beninteso, dopo avere chiesto tutto quello che vuole in termini economici e legislativi: in fondo, cambiare lo Stato su misura di Berlusconi e l'ordinamento etico su misura del Vaticano sono cose che camminano insieme. Talebanismo puro!
Resta da vedere come porre fine alla battaglia, iniziata da Berlusconi, continuata da Berlusconi, finita da Berlusconi e vinta da Berlusconi. Una guerra a cui ha partecipato la gerarchia cattolica, portando le salmerie e sopportandone il peso della distruzione della credibilità della Chiesa e della figura del papa. Un bel successo, non c'è che dire. Ora Bagnasco riceverà, a tempo e luogo, un premio: sarà promosso a qualche carica di dicastero e il direttore dell'Osservatore Romano verrà sacrificato come capro espiatorio, ma dopo qualche tempo.
Resta un fatto: in tutta questa vicenda, la gerarchia cattolica dell'era Bertone ha fatto la figura dei cioccolatai e ancora una volta ha perso l'occasione per essere quella che dovrebbe essere: il segno sulla terra della Verità e del disinteresse. Si possono scrivere encicliche sulla Verità, ma se poi ci si comporta da bugiardi e si frequentano capi di governo bugiardi che vivono sulla falsità e sulla bugia, è meglio per loro che si leghino una macina da mulino al collo e si gettino in mare da soli. Se lo fanno loro infatti, non lo farà il popolo di Dio che li ha già abbandonati al loro destino e alla loro condanna: tra Berlusconi e Bertone e il Vangelo e la Dignità, noi preferiamo senza dubbio e senza tentennamenti la Dignità del Vangelo e dichiariamo che il Vaticano nulla ha da spartire con la Chiesa di Cristo, perché quello è uno Stato pagano, questa è un «mistero di salvezza e anticipo del Regno». Paolo VI nella Populorum Progressio parlava di «collera dei poveri» che sale nel popolo di Dio che può arrivare, in casi estremi, anche al regicidio perché quando la misura è colma, tutto può succedere.
PS. Mi pare che Qualcuno, qualche millennio fa, avesse detto: «Amatevi come fratelli», mentre questi da vigliacchi quali sono spargono fango di nascosto e nel più bieco anonimato clericale. Meno male che Gesù era Figlio Unico!
(11 febbraio 2010)
Oggi è l'anniversario 61° dei Patti Lateranensi. Oggi nella nunziatura vaticana in Italia vi sarà la rituale orgia di commemorazione con gli sciali clerico-berlusconisti, sorrisi e canzoni, tarallucci e vino, alla faccia del pudore e della dignità di una gerarchia ormai degradata al «servo encomio» di un governo senza moralità istituzionale. Sono salve però le forme diplomatiche e istituzionali, così care al cardinale Bagnasco. Contenti loro, povera Italia!
Se appartenessi alla stirpe clericale che si annida nel Vaticano e anche in parte della Cei, dovrei essere gongolante di gioia e pretendere le scuse ufficiali sia da Bertone, che svolge la funzione di prima donna oltre i confini di oltre Tevere, sia da Bagnasco che si sforza di essere uomo spirituale, ma spesso deve rinunciarvi per interessi superiori sopraggiunti. Le scuse ufficiali e magari una medaglia di poco costo, sarebbero così motivate: «Perché con lungimiranza e senza interessi personali ha previsto in anticipo quello che sarebbe successo e che puntualmente è accaduto, nella lotta tra bande nelle alte (!?) sfere vaticane in guerra contro la Cei per blindare interessi immorali e peccaminosi».
Il card. Bertone Tarcisio e il card. Angelo Bagnasco mi hanno scritto due lettere pubbliche sul settimanale cattolico di Genova (16 e 18 ottobre 2009) e da me pubblicate in internet (non hanno però pubblicato la mia di risposta, nonostante l'avessi chiesto espressamente e come ne avevo diritto, a norma di legge), indispettiti che avessi preso posizione sui rapporti immorali che essi avevano e volevano ancora intrattenere con tale Silvio Berlusconi, presidente del consiglio dei ministri, uomo indecente e amorale, concepito in provetta nelle segrete stanze dello Ior vaticano in un miscuglio orgiastico religiosamente ateo.
Oggi li sfido entrambi a prendere qualsiasi provvedimento su me, motivato da argomenti teologici o se vogliono morali o se vogliono anche disciplinari: i tre ambiti in cui avrebbero qualche competenza, se essi non avessero contravvenuto «in piena avvertenza e deliberato consenso» a tutti e tre gli ambiti. A loro si è aggiunto il cardinale compare Ruini Camillo, assetato di sangue e potere, anche da pensionato. I fatti di questi giorni sono tragici e riportano la Chiesa intera ai tempi dei Borgia, quando i veleni viaggiavano negli anelli cardinalizi e non si avevano scrupoli anche ad uccidere. Tanto poi con i gargarismi d'acqua benedetta purificavano tutto. L'èra Bertone in segreteria di Stato vaticano è quanto di più osceno possa capitare e deve essere annoverata nel rosario degli errori del pontificato di Benedetto XVI che pare non imbroccarne una: il pontificato delle gaffes.
Il 7 agosto 2009 in un colloquio privato nel salotto del suo appartamento privato misi in guardia il cardinale Bagnasco dalla tattica di Berlusconi: «la nomina di Vittorio Feltri a "Il Giornale" di Berlusconi e di Maurizio Belpietro a "Libero" era l'avvisaglia logica a tutti i suoi critici da parte di Berlusconi di prepararsi alla "battaglia di autunno"». Aggiunsi che avrebbe sparso fango su tutto e su tutti, negando logicamente, in base al principio che «tutti sporchi nessuno è sporco». Il cardinale liquidò il mio avviso con una dichiarazione di «impossibilità», dicendo che la «Chiesa si rapporta in modo istituzionale». S'è visto il modo istituzionale!
Il giorno 8 settembre 2009 in una lettera al cardinale Bagnasco, appena un mese dopo, scrissi:
«Nel gioco al massacro iniziato da Berlusconi e le sue truppe, si è inserito il cardinale segretario di Stato, card. Bertone, il quale non ha esitato a servirsi del fango per una operazione spregiudicata: mettere le mani sulla Cei e il suo organo di informazione. L'intervista di Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano al Corriere della Sera ne è stata un'avvisaglia, ma anche la presa di distanza della segreteria di Stato dall'atteggiamento della Cei nei confronti dell'immoralità del presidente del consiglio. Lei è venuto a trovarsi tra due fuochi di finti amici che hanno interessi straordinari da salvaguardare e non sarei affatto sorpreso dall'apprendere che vi sia stato un gioco delle parte a palle incrociate tra Berlusconi e Bertone per risolvere le questioni alla maniera del principe machiavelliano: il fine giustifica i mezzi con una solenne buona notte ai principi di alta e bassa etica … Il direttore dell'Osservatore Romano si vanta di non avere mai detto una parola sulle vicende «private» di Berlusconi, come se lo spergiuro, le bugie e la ricattabilità del presidente del consiglio fossero una questione privata … Strana doppia morale dal giornale del papa …».
Nella stessa lettera infine concludevo:
«Sig. Cardinale, lei sa bene che non sono né profeta né figlio di profeti, ma, con l'aiuto di Dio, cerco di leggere gli eventi alla luce del Vangelo e di scrutare i segni i tempi. In un prossimo futuro vedo un cambio di guardia alla Cei perché è evidente che con le dimissioni di Boffo, lei è diventato più debole nel gioco politico diplomatico che investe il «Vaticano Spa» e la «Cei srl». Lei ha dovuto sacrificare Boffo sull'altare degli interessi superiori del Vaticano e questi ha esigenza di mettere alla testa della Cei un prestanome, una semplice foglia di fico. Lei avrà un posto e una carica di lustro (congregazione dei Vescovi?) perché la legge dei preti non smentisce e non nega mai, ma promuove benignamente per salvare la faccia, alla faccia dell'umiltà che pure predicate con tanta dovizia. Per gli altri».
Oggi il papa sembra debba a chiedere conto del comportamento della segreteria di Stato sulla «vera storia» della dimissioni di Boffo che sempre più vengono accreditate come una manovra di Bertone, per mano del direttore dell'Osservatore Romano contro la gestione della Cei, colpevole di essere «tiepida» nei confronti di Berlusconi, ritenuto, evidentemente, non solo utile, ma necessario al Vaticano. Al diavolo la retorica sulla morale che è una roba da parroci di campagna e non di eminentissimi uomini di governo, i quali però dovrebbero sapere che il diavoletto che predicano come spauracchio per i fessi sa solo fare le pentole, ma mai i coperchi e senza coperchio il minestrone bolle, fuoriesce e si riversa, sporcando tutta la cucina. Tutto si lega e tutto si tiene. Oggi 9 febbraio il Vaticano ha smentito, cioè ha confermato che la guerra tra bande è più profonda di quanto non facciano apparire.
Ecco come sono andate le cose, a mio modesto avviso e come le ho descritte in questi mesi passati. C'è un asse di ferro tra Vaticano, Cei e governo Berlusconi: i preti sostengono anche col voto il governo e la sua maggioranza e il governo fa la politica che chiedono i preti: scuola privata, leggi sulla bioetica, copie di fatto, testamento biologico e altri ammennicoli di vario genere (edilizia, rifiuti, ici, ecc.). Il cesaropapismo imperante.
Poi all'improvviso scoppia l'estate Berlusconi «gaia e irresponsabile»: la moglie lo accusa di essere un malato psichico, di frequentare minorenni, di dare cariche pubbliche e di governo a donnine in cambio di favori sessuali. Di fronte a parole grosse come «ciarpame politico» saltano alcune candidature di alle europee di alcune donne compiacenti. Inizia il finimondo perché il vaso di pandora delle ignominie del capo di governo esplode: le sue ville, equiparate da lui a residenze ufficiali di governo (imponendo il segreto di stato), sono scenari aperti di prostituzione: si parla di tratta di donne «a carrettate», di droga, di favori sessuali a pagamento. Gli sprovveduti vi hanno visto un «fatto privato», ma così non è perché emerge la ricattabilità del capo del governo che è stato ripreso sul letto di Putin, nudo, in accappatoio, attorniato da donne armata di registratori e telefonini. Lo scandalo diventa mondiale. Tutta la stampa libera mette nell'angolo Berlusconi che ormai è finito. Basterebbe una parola del Vaticano o dei vescovi per farlo fuori.
La Cei disorientata tace per mesi, ma poi spinta dalla ribellione del popolo cristiano, comincia a timidamente a balbettare qualcosa di critico sul suo giornale Avvenire. L'«affaire» è gestito direttamente dal direttore, Dino Boffo, che non agisce da solo, ma in concertazione con la presidenza della Cei (Angelo Bagnasco e mons. Mariano Crociata). Apriti cielo e squarciati, terra! Il Vaticano di Bertone annusa il pericolo e corre ai ripari: manda avanti il direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian, prete mancato, a vantarsi pubblicamente che l'organo della santa Sede non ha mai accennato minimamente alle «vicende personali del premier Berlusconi». Il segnale è forte e chiaro e Berlusconi lo coglie in tutta la sua portata e si rende disponibile a servire gli interessi di Bertone che vuole mettere le mani su Avvenire, ma anche sulla tv Sat-2000 e tutti gli altri network, di cui Boffo, per conto della Cei, è direttore. Il 26 settembre viene montato su una finta casualità per fare incontrare Berlusconi e il papa a Ciampino, facendo finta che mentre uno (papa) sta partendo per Praga, l'altro stia arrivando e, guarda caso, si incontrano a metà della pista e non possono non salutarsi. Purtroppo, le telecamere hanno ripreso non solo le immagini, m anche le parole del papa che si rivolge al pesce lesso con le parole: «Che gioia incontrarla, caro presidente» e questi gongolando si prostra indecorosamente in baciamano degne della migliore mafia.
Segue la guerra d'autunno. Berlusconi ordina a Vittorio Feltri di mettersi a disposizione della Segreteria di Stato e di pubblicare tutto quello che il convento passa. Si tratta ora di trovare il modo di seppellire gli scandali sessuali, le minorenni, la legge contro gli immigrati, la politica contro il «bene comune», gli attacchi sistematici alla giustizia, in una parola di riportare di nuovo Berlusconi agli onori degli altari. L'accordo deve essere celebrato in pubblico, altrimenti non c'è gusto. Bisogna creare una occasione ad hoc che viene individuata nella «perdonanza di Celestino V» a L'Aquila dove il segretario di Stato va apposta per incontrare Berlusconi e invitarlo a cena davanti alle telecamere con doppia consacrazione: i successi della (finta) ricostruzione e la cena della riabilitazione. Berlusconi è salvo e la morale è uccisa. Meglio di così! Troppo zelo stroppia.
Feltri incurante o inconsapevole degli interessi in gioco, pubblica un falso documento, cucinato nelle ex segrete del sant'uffizio, con cui si accusa Boffo di essere omosessuale, un'accusa che in Vaticano, dove notoriamente molti sono omosessuali segreti, fa breccia e scandalo. Berlusconi sproloquia da logorroico da par suo e si dissocia dal suo giornale di famiglia, come a dire che si dissocia da se stesso; Feltri conferma la «veridicità» della notizia perché è sicuro che gliel'ha passata il Vaticano su ordine del suo padrone; lo scandalo gonfia come un soufflè al forno e tutti accusano tutti. Bertone cade dalla nuvole. Bagnasco è disorientato.
Nel puro stile clericale, la solidarietà a Boffo si spreca. Si scomoda anche il papa a rinnovare la stima e l'apprezzamento che, come sempre in ecclesiastichese, sono l'avviso del licenziamento. Così fu e così avvenne. Boffo si dimette in meno di quarantottore. La cena all'Aquila salta di fronte all'ira dei credenti, la Cei entra in letargo e l'asse d'acciaio Berlusconi-Bertone è rafforzata tanto che si pensa immediatamente ad una nuova occasione: la mostra esposta a palazzo Venezia (nomen omen) sul tema «Il potere e la Grazia». Si concorda che l'inaugurazione verrà fatta dalla coppia B&B: Berlusconi-Bertone, ormai coppia di fatto e di diritto sullo scenario politico nazionale.
L'11 settembre 2009 scrissi una lettera, poi resa pubblica, a Bertone, scongiurandolo di non andare alla mostra insieme a Berlusconi perché davanti al popolo scandalizzato avrebbe significato l'approvazione a tutti i comportamenti immorali di Berlusconi. Non avendo avuto risposta, in data 8 ottobre, ad inaugurazione avvenuto, scrivo una seconda lettera a Bertone in cui stigmatizzo il suo comportamento ignobile perché è andato ad inaugurare la mostra nonostante nelle stesse ore la Corte costituzionale avesse dichiarato illegittimo il «lodo Alfano» rimandando Berlusconi davanti al giudice per corruzione di testimoni e di giudici, reati gravi che intaccano la credibilità delle istituzioni stesse. Quanto meno la prudenza avrebbe voluto che si soprassedesse. Invece no, Bertone aveva la fregola di farsi vedere con Berlusconi. Nella lettera ripudiavo Bertone come vescovo, così come a giugno con un'altra lettera avevo ripudiato Berlusconi. Le due lettere ebbero una grande eco in internet. Questa volta infatti la risposta arrivò con due lettere (una di Bertone, 16 ottobre 2009) e una di Bagnasco (18 ottobre 2009) pubblicate ambedue sul settimanale cattolico di Genova. Ad esse rispondo con una terza mia lettera (21 ottobre 2009) in cui faccio le pulci al buonismo di plastica di Bertone e al falso bordone di Bagnasco e contesto con dati alla mano le affermazioni di Bertone, il quale a questo punto tace e non risponde più.
Poi il silenzio ufficiale, ma le trame sottobanco continuano perché il maligno non va mai a riposo. Berlusconi ha bisogno dell'appoggio incondizionato della gerarchia ed è disposto a tutto, specialmente da quando Casini ha deciso di andare per conto suo in vista delle regionali del 2010. Nel frattempo scoppiano due scandali di natura sessuale: il presidente della Regione Lazio, Marrazzo frequenta trans e paga laute mance per non essere ricattato. Berlusconi è informato di tutto dai servizi segreti e comunica a Marrazzo che esiste un film su di lui e lo consiglia di mettersi d'accordo con il ricattatore, invece di mandarlo alla polizia: un capo di Governo!!!
Infine Bologna, il cattolico Del Bono, sindaco della scuola di Prodi, è accusato dalla sua amante e segretaria di storie sozze e malversazioni ai danni del Comune. Apriti cielo! La questione morale invade il Paese: come si permettono di accusare Berlusconi, questi che fanno queste cose? Tutti uguali non davanti alla Legge, ma davanti alle porcate. Se tutti sono porci e il Paese è un porcile, un porco ha il diritto a governare il Paese, qualunque porcata faccia, perché il Paese equiparato ad una porcilaia, lo «vuole così». Teorema di Pitagora. Il Pd sembra non perdere mai un'occasione per tirare fuori Berlusconi dai guai e ci riesce magistralmente: tanto è bravo nell'autodistruggersi quanto lo è nel salvare Berlusconi. Viene il sospetto che questi paghi sottobanco come è suo costume. D'Alema poi è esilarante.
Per scongiurare la candidatura di Emma Bonino, nota diavola di professione, entra in guerra Camillo Ruini, che come novello Cincinnato viene richiamato a servizio della Patria-Chiesa. Egli invita Berlusconi a colazione al Seminario Romano, dove alloggia, e ha il compito di ripresentare Berlusconi come interlocutore privilegiato della gerarchia cattolica. A questo scopo tenta una mediazione a favore di Casini su cui il Vaticano sembra riporre ignobili speranze. Berlusconi a questo punto capisce di essere il più forte e di avere il coltello per il manico. Non solo abbandona Casini al suo destino, ma impone le sue regole e le sue condizioni, ricatta e obbliga il Vaticano a mettere la mordacchia alla Cei e di chiudere ogni pendenza sui suoi trascorsi e di firmare un contratto di ferro.
Scoppia la verità sul caso Boffo emersa durante una irrituale colazione tra il killer-Feltri e l'agnello-Boffo, il quale è stato avvelenato dalla Segreteria di Stato vaticana di Bertone per indebolire la Cei. La notizia è data da Feltri direttamente a Boffo durante la colazione «pubblica» a Milano. La logica dice che Feltri non si muove senza l'autorizzazione del suo padrone, per cui ne deriva che Berlusconi è l'autore della notizia che accusa il Vaticano di avere tramato contro la Cei nella persona di Boffo.
Entra in ballo il papa che per avere la verità a chi si rivolge? Naturalmente alla segreteria di Stato, cioè a Bertone, che così, da accusato diventa difensore di se stesso e da falso e bugiardo è chiamato a dire la verità che sarà bugiarda e falsa. Fa pena un papa che fa finta di scandalizzarsi delle trame diaboliche che si tessono alla sua ombra e poi viene a dire che il demonio è entrato nella Chiesa per colpa del Vaticano II. Se c'è un anticristo, egli si annida proprio tra di loro, tra questi uomini falliti che vivono il potere come sacralità e contrabbandano il nome di Dio, in cui non credono, come merce di scambio di bassa lega. Bestemmiatori di professione, sono indegni di ciò che rappresentano e lo prova il fatto che cercano accordi, costi quello che costi, con uomini e figuri come Berlusconi, uomo indegno e politico corrotto.
Epilogo. Di fronte alle accuse al Vaticano di avere ordito una guerra contro la Cei e davanti al papa che cerca di fare chiarezza, senza rendersi conto che è stato lui a mettere quegli individui ai posti che occupano, ecco l'unto bisunto, di nome Berlusconi Silvio, che si propone di fare da mediatore tra Segreteria di Stato e Cei. Egli offre la cessazione della guerra, l'annullamento dei dossier, la pacificazione totale e definitiva (fino alla prossima convenienza), in cambio di un seppellimento totale del suo trascorso di pederasta e puttaniere, in cambio di una cessazione di qualsiasi attacco al suo governo da parte di singoli rappresentanti di uffici vaticani; in cambio di una solidarietà politica a tutta prova. In una parola: Berlusconi regnerà incontrastato fino al 2013, quando raggiungerà la presidenza della Repubblica senza colpo ferire. Nel frattempo modifica lo Stato su sua misura e la gerarchia cattolica approva, o se ne sta zitta e si gira dall'altra parte, beninteso, dopo avere chiesto tutto quello che vuole in termini economici e legislativi: in fondo, cambiare lo Stato su misura di Berlusconi e l'ordinamento etico su misura del Vaticano sono cose che camminano insieme. Talebanismo puro!
Resta da vedere come porre fine alla battaglia, iniziata da Berlusconi, continuata da Berlusconi, finita da Berlusconi e vinta da Berlusconi. Una guerra a cui ha partecipato la gerarchia cattolica, portando le salmerie e sopportandone il peso della distruzione della credibilità della Chiesa e della figura del papa. Un bel successo, non c'è che dire. Ora Bagnasco riceverà, a tempo e luogo, un premio: sarà promosso a qualche carica di dicastero e il direttore dell'Osservatore Romano verrà sacrificato come capro espiatorio, ma dopo qualche tempo.
Resta un fatto: in tutta questa vicenda, la gerarchia cattolica dell'era Bertone ha fatto la figura dei cioccolatai e ancora una volta ha perso l'occasione per essere quella che dovrebbe essere: il segno sulla terra della Verità e del disinteresse. Si possono scrivere encicliche sulla Verità, ma se poi ci si comporta da bugiardi e si frequentano capi di governo bugiardi che vivono sulla falsità e sulla bugia, è meglio per loro che si leghino una macina da mulino al collo e si gettino in mare da soli. Se lo fanno loro infatti, non lo farà il popolo di Dio che li ha già abbandonati al loro destino e alla loro condanna: tra Berlusconi e Bertone e il Vangelo e la Dignità, noi preferiamo senza dubbio e senza tentennamenti la Dignità del Vangelo e dichiariamo che il Vaticano nulla ha da spartire con la Chiesa di Cristo, perché quello è uno Stato pagano, questa è un «mistero di salvezza e anticipo del Regno». Paolo VI nella Populorum Progressio parlava di «collera dei poveri» che sale nel popolo di Dio che può arrivare, in casi estremi, anche al regicidio perché quando la misura è colma, tutto può succedere.
PS. Mi pare che Qualcuno, qualche millennio fa, avesse detto: «Amatevi come fratelli», mentre questi da vigliacchi quali sono spargono fango di nascosto e nel più bieco anonimato clericale. Meno male che Gesù era Figlio Unico!
(11 febbraio 2010)
giovedì 9 luglio 2009
L'appello di un prete ai cattolici: "Impediamo l'incontro Ratzinger-Berlusconi".
Sarebbe immorale anche per i non cattolici che il Santo Padre ricevesse "l'utilizzatore finale", cioè l'abituale frequentatore di prostitute (pardon escort) e minorenni.
Sono d'accordo con Don Paolo Farinella, Saluti a tutti.
Renato Cipolla
Lettera aperta di don Paolo Farinella a papa Benedetto XVI perché non riceva Berlusconi in udienza né pubblica né privata dopo il G8 dell'Aquila.
"Con sgomento apprendiamo dalla stampa l'eventualità che lei possa concedere udienza privata all'attuale presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Egli per parare il diluvio di indignazione e disprezzo che gli si è scatenato contro a livello mondiale per i suoi comportamenti indecenti che sono anche la negazione della morale cattolica che tanto sbandiera nei suoi deliranti proclami, ha fatto capire che dopo il G8 cercherà di strappare alla Santa Sede un incontro con il Pontefice a conclusione del summit dell'Aquila. L'unico modo, a suo giudizio, per «troncare le polemiche».
Mons. Mariano Crociata, segretario della Cei, senza fare riferimenti personali, ha detto parole gravi che avremmo voluto ascoltare già da tempo, ma non è mai troppo tardi. Il segretario della Cei afferma che stiamo assistendo «ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile». Non si deve quindi pensare che «non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori» (Omelia in memoria di Santa Maria Goretti, a Latina 5 luglio 2009).
Sì, perché tra le varie sconcezze del presidente del consiglio (compagnia con donne a pagamento), vi sono riferimenti precisi di rapporti con minorenni (testimonianza della moglie) e di cui il presidente ha dato diverse differenti letture, nonostante abbia spergiurato sulla testa dei figli.
Le parole del segretario della Cei hanno toccato nel segno la depravazione in cui è caduta la presidenza del consiglio italiana, disperatamente alla ricerca di un salvagente per salvare la faccia e offendere il mondo civile e cattolico con lo show dell'udienza. A Silvio Berlusconi nulla importa del papa e della Chiesa cattolica e della sua morale come della dottrina sociale, a lui interessa di farsi vedere «urbi et orbi» insieme al papa e così cercare di parare le richieste pressanti che da tutto il mondo arrivano perché esca di scena dignitosamente, se ne capace.
La supplichiamo, per amore della sua e nostra Chiesa, che è ancora inorridita e scossa, non lo riceva pubblicamente né privatamente perché lei darebbe un colpo mortale alla credibilità della gerarchia della Chiesa che ha preso posizione solo dopo la mobilitazione del mondo cattolico e del mondo civile che in internet ha raggiunto livelli di esasperazione molto elevati.
Se lo riceve, la visita sarà usata strumentalmente per dire che il papa è con Berlusconi e quindi tutte le sue ignominie, depravazioni e corruttele troverebbero facile copertura morale. La morale che lei dovrebbe rappresentare diventerebbe una farsa di copertura dell'immoralità di un uomo presuntuoso e malato che ancora non si è degnato di rispondere pubblicamente del suo operato come ha chiesto la libera stampa, mentre è andato in tv dove senza contraddittorio, ha esaltato le sue gesta di corrotto corruttore, aggiungendo sprezzante a sua giustificazione che «la gente mi vuole così».
Inevitabilmente lei diventerebbe complice agli occhi dei fedeli semplici e dei non credenti ancora attenti alla Chiesa. In nome di Dio e della dignità del nostro popolo e della serietà dell'etica non lo riceva, perché se lo riceve, lei perderà moltissimi fedeli che già sono sulla soglia".
In fede
Paolo Farinella, prete
Mons. Mariano Crociata, segretario della Cei, senza fare riferimenti personali, ha detto parole gravi che avremmo voluto ascoltare già da tempo, ma non è mai troppo tardi. Il segretario della Cei afferma che stiamo assistendo «ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile». Non si deve quindi pensare che «non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori» (Omelia in memoria di Santa Maria Goretti, a Latina 5 luglio 2009).
Sì, perché tra le varie sconcezze del presidente del consiglio (compagnia con donne a pagamento), vi sono riferimenti precisi di rapporti con minorenni (testimonianza della moglie) e di cui il presidente ha dato diverse differenti letture, nonostante abbia spergiurato sulla testa dei figli.
Le parole del segretario della Cei hanno toccato nel segno la depravazione in cui è caduta la presidenza del consiglio italiana, disperatamente alla ricerca di un salvagente per salvare la faccia e offendere il mondo civile e cattolico con lo show dell'udienza. A Silvio Berlusconi nulla importa del papa e della Chiesa cattolica e della sua morale come della dottrina sociale, a lui interessa di farsi vedere «urbi et orbi» insieme al papa e così cercare di parare le richieste pressanti che da tutto il mondo arrivano perché esca di scena dignitosamente, se ne capace.
La supplichiamo, per amore della sua e nostra Chiesa, che è ancora inorridita e scossa, non lo riceva pubblicamente né privatamente perché lei darebbe un colpo mortale alla credibilità della gerarchia della Chiesa che ha preso posizione solo dopo la mobilitazione del mondo cattolico e del mondo civile che in internet ha raggiunto livelli di esasperazione molto elevati.
Se lo riceve, la visita sarà usata strumentalmente per dire che il papa è con Berlusconi e quindi tutte le sue ignominie, depravazioni e corruttele troverebbero facile copertura morale. La morale che lei dovrebbe rappresentare diventerebbe una farsa di copertura dell'immoralità di un uomo presuntuoso e malato che ancora non si è degnato di rispondere pubblicamente del suo operato come ha chiesto la libera stampa, mentre è andato in tv dove senza contraddittorio, ha esaltato le sue gesta di corrotto corruttore, aggiungendo sprezzante a sua giustificazione che «la gente mi vuole così».
Inevitabilmente lei diventerebbe complice agli occhi dei fedeli semplici e dei non credenti ancora attenti alla Chiesa. In nome di Dio e della dignità del nostro popolo e della serietà dell'etica non lo riceva, perché se lo riceve, lei perderà moltissimi fedeli che già sono sulla soglia".
In fede
Paolo Farinella, prete
(8 luglio 2009)
lunedì 22 giugno 2009
Non è più questione politica
Ci interessiamo della cosa perchè la sostanza del berlusconismo non è più una questione politica che può essere condivisa o meno è una decadenza morale inaccettabile per noi e per i nostri figli.
Il danno morale sulle nuove generazioni che deriva da un simile modello in cui tutto è comprabile con i soldi o con i favori induce nei ragazzi uno sconvolgimento dei valori sul quale noi tutti genitori e inegnanti siamo chiamati non solo a vigilare ma a lavorare per evitarne le rischiose e molto facili conseguenze diseducative.
Dobbiamo attivarci per salvare il salvabile rilanciando nuovi modelli valoriali che faccinao perno sulla sensibilità, sulla lealtà, sulla coerenza, sulla generosità, sulla solidarietà... e chi più ne ha più ne metta.
A.A.
Il danno morale sulle nuove generazioni che deriva da un simile modello in cui tutto è comprabile con i soldi o con i favori induce nei ragazzi uno sconvolgimento dei valori sul quale noi tutti genitori e inegnanti siamo chiamati non solo a vigilare ma a lavorare per evitarne le rischiose e molto facili conseguenze diseducative.
Dobbiamo attivarci per salvare il salvabile rilanciando nuovi modelli valoriali che faccinao perno sulla sensibilità, sulla lealtà, sulla coerenza, sulla generosità, sulla solidarietà... e chi più ne ha più ne metta.
A.A.
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giovedì 18 giugno 2009
L"utilizzatore finale"
L' "utilizzatore finale ", la tesi sconcertante della
DERESPONSABILIZZAZIONE.
Vicino al paradosso, un po' comico e un po' grottesco, del difensore Ghedini che va oltre ogni più cinica spiegazione pur di salvare il proprio cliente.
E' comunque la giusta metafora di questo degrado morale, civile e sociale nel quale siamo piombati. E di questa cultura e idea di società si nutrono, loro malgrado, ogni giorno, attraverso TV e media, i nostri figli.
Che dire e come spiegare che nonostante lo scivolamento morale di questa classe dirigente i valori possono e devono essere posti a fondamento della proprio storia personale e della comunità in cui ci onoriamo di vivere.
Noi genitori, insegnanti, scuola e società abbiamo un bel da fare per recuperare questo gup.
Auguri e buon lavoro, da subito, non c'è più tempo da perdere. E' sulle nuove generazioni che occorre puntare, una nuova proposta educativa, culturale che sia capace di partire da loro, dalle sensibilità e dalle intuizioni dei giovani, dei ragazzi per rifondare questa nostra collettività e formarla ai valori che la possono rendere diversa e ancora entusiasmante.
Per questo restiamo uniti,e questo blog può essere uno strumento fra tanti, per confrontarci e costruire insieme quello che fino ad ora ci è mancato: un orgoglio di persone, di civiltà, di comunità.
A.A.
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venerdì 5 giugno 2009
Il coraggio delle verità scomode
Finalmente un politico che analizza la società di oggi e la riconosce diseducativa.
Bravo Franceschini.
Finalmente qualcuno che ha il coraggio di schierarsi contro il consumismo sfrenato, i disvalori del successo comunque ottenuto, la banalizzazione delle relazioni e dei sentimenti, la corsa all'accaparramento e al tornaconto ma quasiasi costo....
Bravo Franceschini.
E finalmente la diseducazione ai valori che dilaga in questa nostra società diventa un tema politico da campagna elettorale: non è facile parlarne perchè è un argomento antipopolare in un contesto dove ormai si misura tutto sulla furbizia, la riuscita, il successo, la ricchezza, il tornaconto, il potere, la sopraffazione dell'altro.
Questo coraggio va apprezzato e premiato.
E poi, però, occorre passare dalle parole ai fatti, diventare una risorsa per il paese riuscendo a rimboccarsi le maniche costruendo una nuova, convincente, attraente "proposta culturale" che, attraverso un ripensamento sul ruolo della scuola, della televisione, della famiglia porti l'Italia a riapprorpiarsi dei suoi valori profondi che sono l'unica garanzia perchè le nuove generazioni ricomincino un nuovo protagomismo positivo e sostanziale che riesca a portare questo paese fuori dal pantano morale in cui siamo è finito da qualche decennio.
Bravo Franceschini.

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di schierarsi contro il consumismo sfrenato, i disvalori del successo comunque ottenuto, la banalizzazione delle relazioni e dei sentimenti, la corsa all'accaparramento e al tornaconto ma quasiasi costo....
Bravo Franceschini.
E finalmente la diseducazione ai valori che dilaga in questa nostra società diventa un tema politico da campagna elettorale: non è facile parlarne perchè è un argomento antipopolare in un contesto dove ormai si misura tutto sulla furbizia, la riuscita, il successo, la ricchezza, il tornaconto, il potere, la sopraffazione dell'altro.
Questo coraggio va apprezzato e premiato.
E poi, però, occorre passare dalle parole ai fatti, diventare una risorsa per il paese riuscendo a rimboccarsi le maniche costruendo una nuova, convincente, attraente "proposta culturale" che, attraverso un ripensamento sul ruolo della scuola, della televisione, della famiglia porti l'Italia a riapprorpiarsi dei suoi valori profondi che sono l'unica garanzia perchè le nuove generazioni ricomincino un nuovo protagomismo positivo e sostanziale che riesca a portare questo paese fuori dal pantano morale in cui siamo è finito da qualche decennio.
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