... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone

venerdì 4 dicembre 2009

Preferisco il Natale multicolor

Il natale, festa di allegria, amore e colore è stata sempre associata al colore più vivo e caloroso: il rosso. Da qualche anno all'insegna del raffinato e del "colto" le luci di Natale si sono sempre più polarizzate su colori più pacati.
Se guardate le luci di questo Natale, quelle che addobbano le strade intendo, le vedrete molto spesso bianche, blu e novità dell'anno di quel bianco "neon", con sfunmature tendenti al viola, luce fredda anche un po' spettrale che non richiama allegria, calore e partecipazione.
L'attmosefra tipica del Natale non traspare da questi addobbi, non costruiscono clima, provano solo ad atttrare, forse a stupire: ma il Natale è un'altra cosa.
In un momento critico e di solitudine e preoccupazione come questo penso che quella atmosfera calda di unità avrebbe un senso, ancora più senso proprio perchè quando ci si trova in difficoltà e ci si sente più soli, anche sensazioni e stati d'animo del genere possono far sentire meno soli più fiduciosi, creare un senso di comunità che può aiutare a farcela, ad uscirne fuori.
Ho chiesto a mio figlio: come lo coloriamo l'albero quest'anno ? Risposta <<... almeno le luci, papà, le voglio di tanti colori perchè fa più Natale>>. Penso allora che le intuizioni dei più piccoli debbano essere ascoltate perchè sanno leggere, a volte meglio degli adulti, dentro le cose e trovare le ragioni profonde, le emozioni piacevoli e rassicuranti che albergano nei cuori semplici.
Non è una accorata difesa della tradizione è un suggerimento a dare il giusto peso alle istanze emozionali di ognuno ed abituare i nostri figli a considerare le emozioni non come qualcosa di banale e anacronistico ma come una dimensione fondamentale del "gusto di vivere", e questo passa anche attraverso i gesti, le scelte... anche quelle apparentemente superficiali di come creare il clima di Natale, anche nel 2009.
Ant Art

martedì 1 dicembre 2009

1 dicembre: giornata mondiale contro l'AIDS

Le MST sono molte di più dell'AIDS, anche se questa malattia virale è quella che spaventa di più. In realtà le tant malattie batteriche, virali, micotiche contagiabili attraverso rapporti intimi sono numerose e a volte anche resposnabili di conseguenze importanti coem ad esempio sul piano oncologico ( HPV ) e procreativo. Quinid le raccomandazioni per tutti ma specialmente pe ri nostri figli non puà che essere quella di proteggersi senza mai abbassare la guardia. Al classico profilattico va aggiunto il recente female condom ( profilattico femminile ) che offre facilità di utilizzo e sicurezza ancora più estesa.
Chi ofsse interessato all'argomento può porre domande più specifiche.
Antonio Artegiani

lunedì 30 novembre 2009

Berlusconi visto da Sergio Luzzatto

Pubblico una intervista apparsa su l'Unità on-line di oggi perchè mi sembra particolarmente lucida ed esplicativa della condizione politica attuale, leggetela poi , magari, ne parliamo:

Penso sia un limite ridurre la lotta politica a una persona sola...». Sergio Luzzatto, che insegna Storia moderna all’università di Torino e vive in Francia, ripercorre con noi l’ascesa di Silvio Berlusconi negli anni Novanta. Osserva questa Italia di oggi «divisa in tre» dove la parte più grande sembra non interessarsi allo scontro politico e ai conflitti che segnano la vicenda politica. «Dobbiamosaperlo che è così», spiega. Sulla sinistra italiana e sui suoi errori presenti e passati Luzzatto non ha dubbi: «È ancora prigioniera del passato».

Allora, professore, cerchiamo intanto di fare una foto all’Italia di oggi: è d’accordo nel dire che è un paese cinico?
«L’Italia non è una sola, io ne vedo tre. Una è quella che lei definisce cinica e che è sicuramente maggioritaria. Poi ce ne sono altre due agli estremi: quella indignata, che si ribella alle imprese della destra, e dalla parte opposta quella arrogante, che ci viene buttata addosso da Berlusconi. Però, attenzione, perché a un’analisi approfondita le cose risultano più complicate. La diagnosi di cinismo corrisponde solo a una parte della prima Italia: dentro quella grande "zona grigia" ci sono anche quelli che mandano avanti il Paese, e che sono poco interessati al continuo pugilato tra indignati e arroganti. Gli opposti militantismi sono ormai inadeguati, sono speculari e autoreferenziali ».

Per caso è una critica al cosiddetto antiberlusconismo?
«Io credo che sia un limite ridurre la lotta politica a uno. Sia chiaro, apprezzo il contenuto civile della battaglia contro quella che definirei una forma di fascismo: non un"fascismo-regime"ma un"fascismo-movimento", per dirla con Renzo De Felice. Ma è uno solo dei compiti. Fuori c’è un paese che vive problemi diversi. Quando tutto questo finirà quel che conterà sarà il Pil, la busta paga, l’università che non funziona. Cioè i problemi veri».

Senta, per capire dove siamo oggi vediamo come il “fenomeno Berlusconi” si è imposto: che cosa è accaduto negli anni novanta che ha favorito la sua ascesa?
«Ricordiamo la congiuntura politica di quegli anni: la crisi della partitocrazia, la fine dell’arco costituzionale, il crollo del comunismo. Il berlusconismo è stato un fenomeno di lunga durata perché Berlusconi ha avuto un’intuizione: ha capito che la stagione dei partiti di massa si stava chiudendo e ha operato una rottura grazie al suo partito azienda. Ma nel berlusconismo c’era anche un elemento di continuità, il ritorno alla centralità del personaggio carismatico che si era in qualche modo eclissato. Lui incarna questo ruolo: è l’unto del signore, interpreta un destino collettivo. Come fece Mussolini, anche Berlusconi si pone come antidoto di una classe dirigente grigia che nascondeva se stessa. Capisce che la politica moderna la fanno i “corpi speciali”».

Secondo lei usando il suo carisma Berlusconi ha cambiato gli italiani o li ha semplicemente interpretati?
«Sicuramente Berlusconi ha interpretato un carattere nazionale mai venuto meno, quello del qualunquismo. Però poi c’è stato il forte ruolo del personaggio. Lui ha avuto il talento di fondare un rapporto privilegiato con i famosi "ceti medi", intesi in un senso largo e aggiornato».

Ha avuto anche un grande sostegno: le tv e l’impero mediatico che si è costruito con gli appoggi della politica. Quanto hanno pesato?
«Tantissimo. Sappiamo che le persone scelgono e votano guardando le tv».

Quindi in quegli anni l’ascesa di Berlusconi era proprio irresistibile?
«Era irresistibile perché rispondeva a uno spirito del tempo che chiedeva personalità carismatiche, e perché rappresentava gli interessi dei ceti medi che avevano perso la Dc e avevano bisogno di altri referenti. Ma era resistibile sul terreno tecnico- politico. Quella “gioiosa macchina da guerra” si poteva forse fermare, soltanto si fosse approvata una legge sul conflitto di interessi. Non farlo è stato un errore enorme del centrosinistra, che si fa fatica a spiegare all’estero».

Ora però qualcuno dice che questo modello berlusconiano è in crisi e sta tramontando. Lei è d’accordo?
«Non lo so, sono uno storico e frequento il passato, non il futuro. Sento però degli scricchiolii. Non tanto nel consenso della base, che non pare scalfito, ma in alto. I poteri forti, o se vuole le elite, vedono oggi che di liberista si è fatto poco e che Berlusconi non soddisfa più le loro domande, quindi cercano soluzioni alternative».

Lei recentemente ha avuto apprezzamenti per il ruolo che sta svolgendo Gianfranco Fini. Conferma?
«Sì, lui tenta di incarnare l’anima istituzionale della destra che i pasdaran di Berlusconi osteggiano. Penso che Fini sia una grande risorsa per la politica italiana. L’auspicio è che riesca a smarcarsi e favorisca nuove configurazioni».

Ma perché l’Italia non ha mai avuto una destra normale, come quella francese per fare un esempio?
«Perché l’Italia, come la Germania, ha conosciuto il fascismo e quindi, dopo, ha escluso la destra e l’ha consegnata allo schieramento di centro, cioè alla Dc. Ricordiamo che quando Berlusconi decide di entrare in politica lo fa "sdoganando" Fini, dunque l’estrema destra di allora. Ma in Italia la parola "destra" è ancora oggi impronunciabile. I francesi si dicono facilmente “de droite”, da noi nessuno ha il coraggio di dirsi di destra... »

E la sinistra? Negli anni dell’ascesa di Berlusconi poteva imporre un’altra idea dell’Italia e nonl’ha fatto o non c’è riuscita. Per quali motivi?
«Perché ha pesato il passato. Sono gli anni dello psicodramma del Pci che cambiava nome... Il Pci aveva mantenuto per troppo tempo una forma mentis sovietica, lo stesso Berlinguer, che aveva passato la vita a smarcarsi dall’Urss, era rimasto comunista fino alla fine. Penso che la sinistra il cambiamento lo ha fatto troppo tardi, quasi fuori tempo. Berlusconi diventava irresistibile anche perché l’avversario era ancora impegnato a fare i conti con il proprio passato».

È passato più di un quindicennio. Perché ancora oggi la sinistra non riesce a costruire un’alternativa credibile?
«Perché è sempre prigioniera del suo passato. Il Pd sembra l’ultima vendetta di Togliatti. L’idea che questo paese possa progredire solo se l’anima laica e quella cattolica abitano nella stessa casa è vecchia, vecchissima. Di fatto c’è tutta una parte d’Italia che sta ben più avanti della classe dirigente della sinistra. Il vertice è terrorizzato all’idea di perdere pezzi, concede sempre qualcosa all’avversario per timore di non apparire legittimato. Ma l’obiettivo di un gruppo dirigente dovrebbe consistere nell’essere riconosciuto da una base, non nel puntare a una legittimazione al ribasso per far piacere a chissà chi. Bisogna smetterla di ragionare come negli anni cinquanta, da allora è cambiato tutto: il mondo, la Chiesa, l’Italia. Guardiamo all’esempio spagnolo: dimostra che si può avere un partito di sinistra al governo che interpreta con coraggio le ragioni di una parte».

Insomma par di capire che lei qui in Italia vede solo buio...
«Ma no, credo che sui valori si possa creare invece un consenso morale e civile nuovo nel nostro Paese. Su temi come l’immigrazione, la bioetica, i diritti del lavoro, penso che la sinistra più coraggiosa potrebbe incontrarsi con una destra seria come quella di Fini».

Sì, infango il Paese ma il mio editore è un suo omonimo

Ill.mo sig. Presidente del Consiglio,
ho letto, e sentito in tv direttamente dalla Sua voce, che finalmente ha individuato i responsabili dei mali della Nazione. Si tratta, ha detto con giusta enfasi, dei registi, degli sceneggiatori e degli scrittori che nelle loro opere evocano un mostro inesistente: le mafie. Il Suo lucido ragionamento mi ha subito convinto: questi pennivendoli, pur di guadagnare qualche soldo, infangano il nostro Stato descrivendo un degrado morale, economico e sociale che esiste solo nella loro deviate fantasie. Ben potrebbero, invece, mi consenta, cantare le lodi, accompagnati eventualmente dagli stornelli di qualche posteggiatore napoletano, di un paese dove mare, sole e spaghetti formano un’indimenticabile cartolina.
Le Sue parole mi rodono la coscienza. Ho, così, deciso di confessarLe il mio grave peccato e lo farò, come ogni giorno fanno gli arconti della Nazione, senza chiedere attenuanti, indulti, prescrizioni, lodi o processi brevi. Mi rimetterò alle Sue decisioni, visto che, assumendo su di sé il gravoso onere di tutti i poteri, ha deciso non solo di individuare gli illeciti, ma anche di giudicare i colpevoli e di punire con le Sue proprie mani i reprobi, strozzandoli.

Ho scritto un libercolo in cui ho falsamente affermato che in Campania, e non solo, opera un’organizzazione mafiosa a cui ho attribuito il nome di fantasia di «Camorra» e, per vendere qualche copia in più, ho anche bugiardamente aggiunto che questa organizzazione è molto forte sul territorio e ha inquinato, ammazzato, corrotto, contraffato e tanto altro. Certo, non avendo scritto un best seller ma un libricino che oltre ai miei familiari avranno comprato quattro amici per non deludere le mie folli ambizioni di scrittore, potrei forse sperare nella Sua benevolenza. So, però, di avere due ulteriori colpe che non consentono attenuanti. Non solo sono un magistrato ma, per più di sedici anni, ho fatto il pm. e, obnubilato dal rosso della toga e istigato da cospiratori comunisti, ho contribuito a far condannare tanti innocenti per un delitto inventato nei retrobottega di partiti stalinisti che si chiama «associazione mafiosa». Ma oggi ho deciso di redimermi. Non accuserò solo me stesso e, pur guardandomi dal dichiararmi pentito (parola che so non ama molto), Le indicherò i corresponsabili delle mie malefatte. Come ricorderà dai suoi studi e come le potranno confermare i Principi del foro della Sua Corte, concorrono nei reati tutti coloro che, in qualsivoglia modo, hanno favorito la perpetrazione dell’illecito. Con me, quindi, andranno puniti in modo esemplare non solo tutti i funzionari della casa editrice comunista che ha pubblicato le mie fantasie deviate, ma anche l’Amministratore della stessa, che è un’omonima di Sua figlia Marina, ed il principale azionista che si è permesso, persino, di essere un Suo omonimo.

Raffaele Cantone

martedì 24 novembre 2009

Dal 2010 niente più libri gratuiti alle elementari.

Sotto l'albero di Natale la scuola pubblica troverà, purtroppo, il seguente regalo:
DAL 2010 NIENTE PIU' LIBRI GRATUITI ALLE ELEMENTARI
Il governo con un colpo di mano taglia il rifinanziamento del capitolo di spesa che è inserito nel bilancio del ministero dell'interno, e che serviva a spesare i comuni per i libri che ogni anno passano gratis a tutti i bambini delle elementari, ma anche a coprirere il comodato d'uso per le superiori: erano 103 milioni di euro.
Continua la rottamazione della scuola pubblica. E il personale della scuola, le Organizzazioni Sindacali rappresentative (CGIL - CISL - UIL - SNALS - GILDA) e i Partiti di opposizione cosa fanno per impedirla ?
Cordialmente.
Renato Cipolla

sabato 21 novembre 2009

idea-proposta

Un'idea che ho di blog interattivo e che propongo è quella di mettere a frutto la Sua esperienza quotidiana di Dottore ed esperto con tematiche di rilievo in cui i genitori ci si possno riconoscere e confrontaree perchè no,se volessero,,nello stesso,porre delle domande a Lei ma anche a tutti coloro che entrando nel blog dicono la loro per la propria esperienza personale.
Nello tesso blog gli stessi possono esporre le loro difficoltà pratiche e quotidiane di genitori-educatori alle prese con problematiche varie nel delicato rapporto genitore-figlio ed insegnante-genitore ed insegnante-educando ampliando così la rete di conoscenze-scambio-esperienze-difficoltà.
Credo che è questo "senso pratico e quotidiano" è ciò che potrà interessare di più e coinvolgere allo stesso tempo il figlio educando-l'esperto-l'educatore/genitore/l'insegnante.

venerdì 20 novembre 2009

SALVIAMO L’ACQUA

Barbara ci invia questo accorato appello:

Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA" del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua www.acquabenecomune.org

Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua (D.L. 135/09, Art. 15 " moz-do-not-send="true"> ) potrebbe diventare legge.Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita.Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale.FIRMA L’APPELLO ON-LINE: CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” Io ho firmato.Vi chiedo di fare lo stessoe di diffonderela petizione. Grazie Anna Peru

[ Vedi : Corriere della Sera 3/11/2009 pagina 43 ]

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