... chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.
Giovanni Falcone
martedì 15 febbraio 2011
NON MOLLATE, ALMENO VOI !
Solo una di loro ha mostrato di sapere a cosa alludessi nonostante anche lei non avesse partecipato... e senza troppo rimpianto.
Bene! Ne ho ricavato una certa delusione ma non tanto perchè mi aspettavo diversamente quanto perchè ho toccato con mano quanto i media sappiano orientare come vogliono la conoscenza della realtà e la divulgazione delle notizie: tanto si conosce di delitti e gossip, poco, troppo poco delle cose di qualità, come una rivendicazione di dirtti del genere.
Quel giorno le donne hanno mostrato di saper "non subire...": un diritto universale.
Ancora grazie a quelle donne per questo scossone che fa riflettere e dà coraggio per ripartire... QUEL CHE SPERO E' CHE NON MOLLIATE, ALMENO VOI !
AntArt
domenica 13 febbraio 2011
Nel nome delle donne il riscatto dell'Italia
martedì 11 gennaio 2011
Non bastano i soldi per essere felici
Non sono solo i profitti ( 6400 volte lo stipendio di un operaio ) spropositati per un uomo, ma l'esagerata supponenza e la sfrontatezza di pensare che se qualcuno deve rimetterci del proprio non possano che essere gli operai.martedì 31 agosto 2010
un video del tg3 linea notte sulle nuove povertà
Secondo l'Istat una famiglia italiana su tre risparmia sul cibo. Tg3 Linea Notte dedica uno speciale al tema delle nuove povertà: nel lungo servizio di Roberta Serdozsabato 1 maggio 2010
Oggi Primo Maggio: un lavoro... ma non solo
A chi un lavoro ce l'ha voglio augurare di trovarci gusto. Non sempre è facile ma possiamo mettercela tutta per aggiungere quel po' di passione per riuscire a fare le cose nel modo giusto, perché gli altri, specie quelli che un lavoro sicuro non ce l'hanno, si accorgano che siamo contenti di avercelo un lavoro e che sappiamo onorarlo mettendoci il cuore.
Ma attenti a non esagerare: dare il giusto impegno e il giusto tempo al lavoro non significa riconoscerlo come propria unica realizzazione.
Il lavoro è importantissimo ma non è la sola dimensione del nostro vivere. La relazione con gli altri specie i più vicini in famiglia, il tempo dedicato ad accrescere il nostro sapere, l'impegno a fare "cultura" attraverso il nostro vivere quotidiano improntato ai valori in cui crediamo, il sapersi dedicare alla ricerca dei significati nascosti e profondi della vita, il tempo che siamo capaci di dedicare a far "crescere" i nostri figli imparando ad esprimere con loro le nostre emozioni e i nostri sentimenti... sono tante altre dimensioni importanti alle quali non possiamo derogare nemmeno per il nobile scopo di dare troppo tempo ed energia al lavoro.
Questa riflessione mi piaceva condividerla con tutti voi in questa bellissima giornata del Primo Maggio.
Vi aspetto numerosi al prossimo incontro di scuola per genitori... ricordate le iscrizioni sono sempre aperte,
Materne: LE STRUTTURE COMUNALI CI SONO, MANCANO LE EDUCATRICI STATALI
A CORCIANO ( PG ) 70 BAMBINI IN LISTA D’ATTESA PER LE SCUOLE MATERNE !
L’ASSESSORE CAPRONI: “LE STRUTTURE COMUNALI CI SONO, MANCANO LE EDUCATRICI STATALI”
Secondo le graduatorie fornite dalla Direzione didattica, ci sono 70 bambini in lista d’attesa per entrare alla scuola materna. Non possono accedere al servizio perché, nonostante la richiesta fatta all’Ufficio regionale scolastico dalla stessa Direzione Didattica, non sono state ancora assegnate un numero di educatrici sufficiente alle richieste.
“Le nostre strutture scolastiche comunali sono sufficienti e in perfetta regola – puntualizza l’assessore Fabiola Caproni (Scuola e servizi all’infanzia), ribadendo ciò che in Comune si va rispondendo in questi giorni a quanti vi si rivolgono per chiedere di sbloccare la situazione. Il caso più paradossale è quello della Scuola d’infazia del Girasole, realizzata con lungimiranza dall’Amministrazione comunale appena qualche anno fa, dove ci sono due aule vuote pronte ad ospitare più di 50 bambini ma il rischio è che rimangano tali. Purtroppo la politica degli accorpamenti voluta dal ministro Gelmini e i tagli ripetuti al settore scuola del Governo Berlusconi hanno creato una stasi rispetto alle nomine delle educatrici che, ricordiamolo, sono dipendenti statali.
Per quanto ci riguarda - conclude l’Assessore - a nome di tutta l’Amministrazione comunale, rinnoviamo la nostra vicinanza alle tante famiglie che aspettano una risposta positiva che purtroppo tarda ad arrivare. Siamo inoltre impegnati direttamente e sosterremo con tutte le nostre forze le azioni che la Direzione Didattica di Corciano intende assumere al fine di conseguire i risultati auspicati e avere conferma dell’assegnazione di altre educatrici per attivare nuove sezioni”.
giovedì 29 aprile 2010
UNA CARTOLINA PER...il Sig. Sindaco di Adro
CARTOLINA PER: il Sig. Sindaco di Adro Danilo Oscar Lancini
Via Tullio Dandolo, 55, 25030 Adro BS
030 745 4311
TESTO PROPOSTO:Gent.mo Sindaco, si vergogni per il pessimo esempio che ha dato a tutti con fatti e parole riguardo alla triste vicenda di cui si è voluto fare portavoce di misere rivendicazioni.Chi volesse inviarla via mail: sindaco@comunediadro.net
Impari ad essere sindaco di tutti, E NON DI UNA PARTE come le regole istituzionali le chiederebbero di fare
Con disgusto
(firma)
mercoledì 28 aprile 2010
Avvocato di strada
Per guardare il video clicca sul titolo.
Associazione Avvocato di strada Onlus
Bologna
Tel.051397971
Skype: callto://jacopo.fiorentino
Web: www.avvocatodistrada.it,
Email: info@avvocatodistrada.it
sabato 9 gennaio 2010
La dignità non ha un solo colore
La rivolta di Rosarno è la quarta degli africani in Italia contro le mafie. Mi piace sottolineare che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere. Roberto Saviano al Tg3
Ant Art
domenica 6 dicembre 2009
Una bella intervista sul clima

cena propiziatoria per gli interventi sul CLIMA
Cari amici,
cerchiamo sempre di essere presenti e attivi nel mercato bio, ma anche nelle grandi tematiche ecologiche del 2000. Nei prossimi giorni si svolgerà la conferenza mondiale sul clima a Copenhagen. AVAAZ , una organizzazione mondiale che lotta da anni tramite internet su
questi temi ha lanciato questa campagna:
SABATO 12 DICEMBRE in centinaia di città si svolgeranno 1450 veglie con candele accese in tutto il mondo, con questa parola d'ordine:"IL MONDO VUOLE UN VERO PATTO" alludendo all'attuale conferenza di Copenhagen sul clima.
Per questo anche noi a Torre Colombaia organizzeremo UNA CENA SABATO 12 DICEMBRE ALLE ORE 20, A LUME DI CANDELA (al prezzo di 15 euro).
La cena sarà preceduta da un incontro con il PROF.FRANCO COTANA, Direttore del Centro Nazionale sulle Biomasse e sulle Energie alternative e di altri esperti dal campo a partire dalle ore 18. Prego prenotarsi entro venerdì al 075/87 87 381 o al 075/87 87 341
martedì 1 dicembre 2009
1 dicembre: giornata mondiale contro l'AIDS
Chi ofsse interessato all'argomento può porre domande più specifiche.
Antonio Artegiani
lunedì 30 novembre 2009
Berlusconi visto da Sergio Luzzatto
Penso sia un limite ridurre la lotta politica a una persona sola...». Sergio Luzzatto, che insegna Storia moderna all’università di Torino e vive in Francia, ripercorre con noi l’ascesa di Silvio Berlusconi negli anni Novanta. Osserva questa Italia di oggi «divisa in tre» dove la parte più grande sembra non interessarsi allo scontro politico e ai conflitti che segnano la vicenda politica. «Dobbiamosaperlo che è così», spiega. Sulla sinistra italiana e sui suoi errori presenti e passati Luzzatto non ha dubbi: «È ancora prigioniera del passato».
Allora, professore, cerchiamo intanto di fare una foto all’Italia di oggi: è d’accordo nel dire che è un paese cinico?
«L’Italia non è una sola, io ne vedo tre. Una è quella che lei definisce cinica e che è sicuramente maggioritaria. Poi ce ne sono altre due agli estremi: quella indignata, che si ribella alle imprese della destra, e dalla parte opposta quella arrogante, che ci viene buttata addosso da Berlusconi. Però, attenzione, perché a un’analisi approfondita le cose risultano più complicate. La diagnosi di cinismo corrisponde solo a una parte della prima Italia: dentro quella grande "zona grigia" ci sono anche quelli che mandano avanti il Paese, e che sono poco interessati al continuo pugilato tra indignati e arroganti. Gli opposti militantismi sono ormai inadeguati, sono speculari e autoreferenziali ».
Per caso è una critica al cosiddetto antiberlusconismo?
«Io credo che sia un limite ridurre la lotta politica a uno. Sia chiaro, apprezzo il contenuto civile della battaglia contro quella che definirei una forma di fascismo: non un"fascismo-regime"ma un"fascismo-movimento", per dirla con Renzo De Felice. Ma è uno solo dei compiti. Fuori c’è un paese che vive problemi diversi. Quando tutto questo finirà quel che conterà sarà il Pil, la busta paga, l’università che non funziona. Cioè i problemi veri».
Senta, per capire dove siamo oggi vediamo come il “fenomeno Berlusconi” si è imposto: che cosa è accaduto negli anni novanta che ha favorito la sua ascesa?
«Ricordiamo la congiuntura politica di quegli anni: la crisi della partitocrazia, la fine dell’arco costituzionale, il crollo del comunismo. Il berlusconismo è stato un fenomeno di lunga durata perché Berlusconi ha avuto un’intuizione: ha capito che la stagione dei partiti di massa si stava chiudendo e ha operato una rottura grazie al suo partito azienda. Ma nel berlusconismo c’era anche un elemento di continuità, il ritorno alla centralità del personaggio carismatico che si era in qualche modo eclissato. Lui incarna questo ruolo: è l’unto del signore, interpreta un destino collettivo. Come fece Mussolini, anche Berlusconi si pone come antidoto di una classe dirigente grigia che nascondeva se stessa. Capisce che la politica moderna la fanno i “corpi speciali”».
Secondo lei usando il suo carisma Berlusconi ha cambiato gli italiani o li ha semplicemente interpretati?
«Sicuramente Berlusconi ha interpretato un carattere nazionale mai venuto meno, quello del qualunquismo. Però poi c’è stato il forte ruolo del personaggio. Lui ha avuto il talento di fondare un rapporto privilegiato con i famosi "ceti medi", intesi in un senso largo e aggiornato».
Ha avuto anche un grande sostegno: le tv e l’impero mediatico che si è costruito con gli appoggi della politica. Quanto hanno pesato?
«Tantissimo. Sappiamo che le persone scelgono e votano guardando le tv».
Quindi in quegli anni l’ascesa di Berlusconi era proprio irresistibile?
«Era irresistibile perché rispondeva a uno spirito del tempo che chiedeva personalità carismatiche, e perché rappresentava gli interessi dei ceti medi che avevano perso la Dc e avevano bisogno di altri referenti. Ma era resistibile sul terreno tecnico- politico. Quella “gioiosa macchina da guerra” si poteva forse fermare, soltanto si fosse approvata una legge sul conflitto di interessi. Non farlo è stato un errore enorme del centrosinistra, che si fa fatica a spiegare all’estero».
Ora però qualcuno dice che questo modello berlusconiano è in crisi e sta tramontando. Lei è d’accordo?
«Non lo so, sono uno storico e frequento il passato, non il futuro. Sento però degli scricchiolii. Non tanto nel consenso della base, che non pare scalfito, ma in alto. I poteri forti, o se vuole le elite, vedono oggi che di liberista si è fatto poco e che Berlusconi non soddisfa più le loro domande, quindi cercano soluzioni alternative».
Lei recentemente ha avuto apprezzamenti per il ruolo che sta svolgendo Gianfranco Fini. Conferma?
«Sì, lui tenta di incarnare l’anima istituzionale della destra che i pasdaran di Berlusconi osteggiano. Penso che Fini sia una grande risorsa per la politica italiana. L’auspicio è che riesca a smarcarsi e favorisca nuove configurazioni».
Ma perché l’Italia non ha mai avuto una destra normale, come quella francese per fare un esempio?
«Perché l’Italia, come la Germania, ha conosciuto il fascismo e quindi, dopo, ha escluso la destra e l’ha consegnata allo schieramento di centro, cioè alla Dc. Ricordiamo che quando Berlusconi decide di entrare in politica lo fa "sdoganando" Fini, dunque l’estrema destra di allora. Ma in Italia la parola "destra" è ancora oggi impronunciabile. I francesi si dicono facilmente “de droite”, da noi nessuno ha il coraggio di dirsi di destra... »
E la sinistra? Negli anni dell’ascesa di Berlusconi poteva imporre un’altra idea dell’Italia e nonl’ha fatto o non c’è riuscita. Per quali motivi?
«Perché ha pesato il passato. Sono gli anni dello psicodramma del Pci che cambiava nome... Il Pci aveva mantenuto per troppo tempo una forma mentis sovietica, lo stesso Berlinguer, che aveva passato la vita a smarcarsi dall’Urss, era rimasto comunista fino alla fine. Penso che la sinistra il cambiamento lo ha fatto troppo tardi, quasi fuori tempo. Berlusconi diventava irresistibile anche perché l’avversario era ancora impegnato a fare i conti con il proprio passato».
È passato più di un quindicennio. Perché ancora oggi la sinistra non riesce a costruire un’alternativa credibile?
«Perché è sempre prigioniera del suo passato. Il Pd sembra l’ultima vendetta di Togliatti. L’idea che questo paese possa progredire solo se l’anima laica e quella cattolica abitano nella stessa casa è vecchia, vecchissima. Di fatto c’è tutta una parte d’Italia che sta ben più avanti della classe dirigente della sinistra. Il vertice è terrorizzato all’idea di perdere pezzi, concede sempre qualcosa all’avversario per timore di non apparire legittimato. Ma l’obiettivo di un gruppo dirigente dovrebbe consistere nell’essere riconosciuto da una base, non nel puntare a una legittimazione al ribasso per far piacere a chissà chi. Bisogna smetterla di ragionare come negli anni cinquanta, da allora è cambiato tutto: il mondo, la Chiesa, l’Italia. Guardiamo all’esempio spagnolo: dimostra che si può avere un partito di sinistra al governo che interpreta con coraggio le ragioni di una parte».
Insomma par di capire che lei qui in Italia vede solo buio...
«Ma no, credo che sui valori si possa creare invece un consenso morale e civile nuovo nel nostro Paese. Su temi come l’immigrazione, la bioetica, i diritti del lavoro, penso che la sinistra più coraggiosa potrebbe incontrarsi con una destra seria come quella di Fini».
venerdì 20 novembre 2009
Davvero attuale!
Odio gli Indifferenti (di Antonio Gramsci)
Il 12 febbraio 1924 nasceva il giornale L'Unità fondato da Antonio Gramasci. In ricordo pubblichiamo uno dei suoi più famosi scritti.
INDIFFERENTI
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
lunedì 9 novembre 2009
L’individualismo crescente sta modificando le relazioni sociali
http://www.psicologiaedintorni.com/2009/11/09/i-contrasti-della-societa/
venerdì 6 novembre 2009
Quando mancano dei "saggi" a guidare un paese... si rischia
E quando queste provano a tranquillizzare, come sulla influenza A nessuno ci crede... ormai molti di noi pensano alla dietrologia... che ci sarà davvero dietro ?
E' quello che accade quando il premier lancia l'idea di costruire le carceri... che c'è dietro qualche accordo e qualche business.
E quando dice di investire e ricomnciare a comprare , ammesso che ci siano i soldi, la gente evita perché ha perso fiducia... non riesce a fidarsi di chi ha in mano le sorti del paese: penso che non accada solo a quelli di sinistra... ma ancor più a quelli di destra che sapendo di che pasta sono i loro beniamini che li governano li seguono con difficoltà.
Poi ci sono quelli che approfittano, come con lo scudo fiscale ma gli altri... i migliori, i più seri e convinti, vedi i fianiani, stenatono a orientarsi...
La malattia non mi sembra banale, anzi, socialmente parlando è allarmante !
domenica 18 ottobre 2009
Grillo su Don Paolo Farinella
Per non sentirsi troppo soli... clicca sul titolo per leggere il post
venerdì 16 ottobre 2009
MENOMALE CHE Don Paolo c'è
Il protettore del padrino.
Lettera aperta al card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano
Sig. Cardinale,
Mercoledì 7 ottobre 2009 è stato un giorno memorabile e tragico. Memorabile perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, corrotto e corruttore, di stravolgere lo stato di diritto, piegandolo ai suoi biechi e immorali interessi. Con il «Lodo Alfano», egli voleva la consacrazione costituzionale di essere l'«Unto di Dio» in terra. Che Berlusconi sia «unto» è fuori di ogni dubbio: unto di falsità, di immoralità, di corruzione, di furto, di evasione, di illegalità e di antidemocraticità. La sentenza della Corte, invece, ha restituito a noi cittadini comuni, l'orgoglio della dignità di appartenere ad una Repubblica, dove l'uguaglianza dei cittadini e la legalità sono ancora «principi non negoziabili». Con questa sentenza l'Italia è più forte e più libera.
Mercoledì 7 ottobre 2009, però, è stato anche un giorno tragico. Lei, sig. segretario di Stato Vaticano, nonostante la disapprovazione della Chiesa reale, ad ogni costo, ha voluto tagliare insieme a Berlusconi il nastro della mostra «Il Potere e la Grazia» a palazzo Venezia (ogni riferimento al passato è decisamente voluto). Che scena deprimente! Che spettacolo rozzo e indecoroso! Lei sapeva che «in quel giorno e in quelle ore», la Corte Suprema si sarebbe pronunciata e sapeva quali sarebbero state le reazioni di un uomo malato e fuori controllo (testimonianza della moglie), eppure non ha esitato ad aspettare e a rispettare la tempistica imposta da un giullare che da sempre ha identificato i suoi interessi con quelli del Paese.
Il presidente del consiglio, furibondo per non essere «più uguale degli altri», chiuso nel bunker insieme ai suoi disonorevoli dipendenti, sapendo che ormai non poteva sfruttare il tg1 minzoliniano, ormai fuori tempo massimo, ritarda volutamente l'apertura della mostra, costringendo lei ad aspettare i suoi comodi. Egli infatti varca la soglia di palazzo Grazioli, sede di meretricio istituzionale, nello stesso momento in cui inizia il tg4 di famiglia, consapevole che quelle primissime immagini avrebbero fatto il giro del mondo.
Come un cane, ferito all'improvviso, con uno stile da pescivendolo (con tutto il rispetto) più che da uomo di Stato, va all'attacco di tutti: lo tzunami della vergogna attraversa l'etere, una valanga di falsità e di fango schizza dappertutto: contro il Presidente della Repubblica, contro i Giudici Costituzionali (anche contro quei due con i quali ha condiviso una irrituale cena, prima della sentenza?), contro la guardia del corpo più alta di lui, contro la stampa, contro la televisione, contro la luna che si permetteva di sogghignare. Una scena invereconda.
«In quel giorno», il 7 ottobre 2009, la prudenza clericale e diplomatica avrebbe voluto che lei stesse defilato, magari in qualche cappella a pregare per la «serva Italia di dolore ostello / nave sanza nocchiere in gran in gran tempesta / non donna di provincie, ma bordello» (Dante, Purg. II, 6,76-78). Invece?… Invece, lei, sig. cardinale, stava lì, come un compare di nozze, accanto all'«utilizzatore finale» di prostitute a pagamento. Egli da solo ha calpestato tutti «i principi etici non negoziabili» con cui lei è solito pontificare; tutti i principi della dottrina sociale della Chiesa che ogni tanto lei rispolvera per darsi un contegno; tutti i valori etici per cui il Vaticano e la Cei avete anche organizzato una manifestazione di massa, il Family-Day, a cui ha partecipato anche il frequentatore di minorenni, divorziato e strenuo difensore della «famiglia», senza che nessuno lo accompagnasse in qualche strada adiacente; tutti i principi, i valori, le regole e il metodo che il papa predica e la Cei descrive nel documento «Educare alla legalità» (1991-2000), che avete abortito prima ancora che nascesse.
Tutto ha corrotto il Corruttore, anche le coscienza del popolo cattolico che, su vostra indicazione, lo vota in massa, senza nemmeno turarsi il naso. Lei stava lì come un protettore che mette il cappello sul proprio protetto, mandando un messaggio mediatico trasversale dentro e fuori i palazzi: Berlusconi è sotto la protezione del Vaticano e non si tocca, come lei aveva fatto con Giovanni Profiti, indagato a Genova e promosso a presidente dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano. Si direbbe che lei sia attratto dalla recidività: lei, infatti, va a braccetto di Berlusconi, nonostante sia corrotto, nonostante abbia corrotto, nonostante frequenti minorenni, nonostante favorisca e alimenti la prostituzione, nonostante sia evasore, nonostante sia piduista, nonostante sia Berlusconijad, nonostante abbia impoverito l'Italia dentro l'abbia umiliata fuori, all'estero, dove stampa ed economia chiedono a gran voce le dimissioni.
A lei, sig. cardinale, che gliene cale? L'importante è portare a casa, a costo zero, qualche legge che domani un altro governo eliminerà. Ah, la lungimiranza della diplomazia vaticana, un tempo mito ineguagliabile di accortezza serpentina, oggi ridotta a comparsa nel ridotto del berlusconismo, mito dell'anticristianesimo.
Il mondo ha visto che il presidente del consiglio, vergogna internazionale della Repubblica italiana, certo ormai del padrinaggio vaticano, ha osato dirle davanti a tutti che in quella mostra mancava un quadro: «quello di San Silvio da Arcore» e lei, con il sorriso di prassi (diplomaticamente ebete), è rimasto allampanato, incapace di infilargli una mano in bocca e strappargli la lingua. Lei annuiva, restando immobile, che è il top della diplomazia e della falsità proterva e bugiarda. Io non so se lei si sia reso conto del danno che ha provocato alla Chiesa universale e alla Chiesa che è in Italia in modo particolare.
Con la sua presenza «in quel giorno e a quell'ora», senza che Berlusconi ammettesse i suoi errori e chiedesse scusa agli Italiani e alle Italiane dei suoi comportamenti non privati, ma di presidente del consiglio in carica in luoghi protetti dal «segreto di Stato», lei ha posto la premessa formale per sette conseguenze inevitabili, che peseranno sulla sua coscienza e di cui dovrà rendere conto a quel Dio in cui dice di credere:
a) Lei ha avallato la tesi del presidente del consiglio che afferma di essere orgoglioso dei suoi comportamenti perché gli Italiani vogliono essere come lui. In questo modo lo propone a tutti come MODELLO. Lei insieme a Berlusconi, due giorni dopo una sentenza di un sovrano tribunale che lo giudica corruttore di giudici e nel giorno in cui la Corte Suprema lo spoglia della sua pretesa e mafiosa superiorità, rendendolo semplicemente cittadino tra i cittadini, autorizza tutti gli Italiani e le Italiane a imitarlo perché che altro significa la sua presenza se non la santificazione di un uomo perverso e del suo sistema d'impunità immorale?
b) Lei ha dato vigore e densità alla pazzia di un uomo che non esita a gettare la Nazione in una guerra civile pur di salvarsi da tutte le sue ignominie e dai tribunali, anche per fatti commessi prima che diventasse deputato e presidente del consiglio. Come nel 1929 fu solo il Vaticano a riconoscere il governo di Mussolini e la sua dittatura fascista, così nel 2009, esattamente dopo 80 anni, è ancora il Vaticano a togliere d'impiccio istituzionale un governo e un indegno presidente del consiglio condannato dal mondo intero.
c) Lei con questa sua presenza, «in quel giorno e in quelle condizioni», ha perso ogni dignità etica di parlare di mortalità e di spiritualità perché non ha esitato, sul modello della migliore tradizione mafiosa, a dire al mondo intero che un mafioso, amico dei mafiosi e protettore di mafiosi, corruttore, evasore (con tutto il resto), è protetto dalla Sacra Famiglia Vaticana. E' possibile che lei rappresenti uno Stato estero, è impossibile che possa, anche per sbaglio, rappresentare la Chiesa di Cristo.
d) Lei con la sua presenza a quella mostra ha assolto di fatto Berlusconi, all'insegna del «siamo pratici, ovvia!», rinnegando anche le condizioni etiche e sacramentali che la Chiesa impone ai poveri diavoli. Lei ha disonorato tutti i credenti che faticano giorno per giorno a conciliare quello che voi dite con le difficoltà della vita. Forse abbiamo sbagliato interpretazione del vangelo e correggerlo con «i ricchi li avrete sempre con voi», al posto di «i poveri li avrete sempre con voi». Personalmente ritengo che lei, in coscienza, non possa celebrare la Messa senza commettere sacrilegio e vilipendio della dottrina cattolica.
e) Lei apparendo accanto all'Indecenza personificata, non solo ne diventa complice e coartefice, ma autorizza centinaia e centinaia di persone credenti e non credenti a diffidare di una gerarchia collusa con il potere e il malaffare, esortando i molti che sono sulla soglia, invitandoli a lasciare la Chiesa, sbattezzandosi come atto formale, unica arma di autodifesa nei vostri confronti che ascoltate solo il richiamo del corrotto potere.
f) Lei ha dato l'avallo ai giorni tristi che ci attendono perché l'uomo è senza coscienza di Stato.
g) Lei è colpevole se le offerte dell'8xmille diminuiranno ancora e deve sapere che ne è stato e ne è la causa efficiente. Da alcuni anni le offerte diminuiscono sempre di più e sulla mia strada incontro sempre più persone che dichiarano di firmare per altre realtà religiose, perché non vogliono essere complici di una clero e di una gerarchia che ha tradito il Vangelo.
Come prete di strada, come credente nel Gesù del Vangelo e come cittadino che ama il suo Paese, senza esserne schiavo, mi permetta di dirle con chiarezza: lei non mi rappresenta più (veramente non mi ha mai rappresentato, nemmeno quando era vescovo di Genova) e sono fiero di rifiutare e ripudiare il suo modello e quello che lei propone, proteggendolo: il berlusconismo che è l'indecenza che corrompe la nostra Nazione e corrode il nostro futuro. Intanto il territorio, dilapidato dai condoni edilizi, si frantuma, i precari, i licenziati, i tre milioni di poveri che vivono con 222,00 euro, gli sfrattati e gli immigrati uccisi, tutti in coro ringraziano anche lei che, ora con certezza, «sappiamo da che parte sta».
Con disistima,
Paolo Farinella, prete
lunedì 12 ottobre 2009
MOIGE: Prossime iniziative per la tutela dei minori
Ripartono con impegno le attività del Moige: ad ottobre riprenderanno due importanti campagne di sensibilizzazione itineranti nelle scuole italiane. Al via nei primi giorni del mese il terzo tour di "Gioca a non fumare": la campagna, che mira a diffondere fra i ragazzi una corretta conoscenza dei danni provocati dal fumo, rappresenta un concreto strumento di prevenzione in quanto si rivolge ai bambini delle elementari, periodo importante durante il quale iniziano a radicarsi quelle abitudini che caratterizzeranno poi la persona nella fase adolescenziale e adulta. Gioca a non fumare, attraverso percorsi educativi semplici e coinvolgenti, incontrerà i bambini di 30 scuole di tutta Italia e distribuirà materiale di approfondimento utile sia agli alunni, che agli insegnanti e ai genitori.
Rivolto invece ai ragazzi delle scuole medie inferiori è "Non cadere nella rete": giunta al secondo anno, la campagna informativa vedrà gli esperti del Moige, al fianco degli agenti della Polizia Postale, recarsi in oltre 20 scuole medie incontrando in momenti diversi gli studenti e i loro genitori. Scopo della campagna, che gode del contributo di Symantec, è offrire ai ragazzi informazioni chiare e di semplice comprensione relative a un corretto utilizzo del web, per non cadere nella rete di cyber bulli e pedofili, e aiutare i genitori e gli insegnanti a colmare quel gap tecnologico che li separa dai ragazzi e che non permette loro di proteggerli nel modo giusto.
venerdì 2 ottobre 2009
Ministro Gelmini, le spiego perché il problema è lei, la lettera di Piergiorgio Odifreddi
Pagine
Post più popolari
-
Non capisco le proteste della Cisl, visto che fino ad ora il suo silenzio è stato assordante. Purtroppo, solo ora si accorgono che i tagli c...
-
prendiamo qualche spunto da questo video per spiegare la Costituzione ai bambini, evitando di pensare che sia troppo presto: loro sanno quan...
-
Un abbraccio grande grande a Rita, la nostra blogger, per l'arrivo di Rebecca, e speriamo di aver acquistato una nuova fan... Antonio
-
Ho sempre pensato che la donna sia la creatura meglio riuscita del creato, per propria indole, caratteristica, completezza. E' così e n...
-
da "Il Mattino" del 17/05/2009 Pronta la riforma delle superiori. Esame di terza media: slittano le nuove regole Sulla scuola ital...
-
La Strage della stazione di Bologna oggi compie 29 anni . Alle 10,25 scoppiò una bomba che colpì a morte 82 persone, fra cui molti giovani, ...
-
Da Paolo del gruppo "idvpadova" di Google Gruppi riceviamo e volentierissimamente pubblichiamo. Si erano inventati un emendamento...
-
Il Biscione che paga i manifestanti pro B. davanti al tribunale, Mediaset che paga la figurante falsa aquilana per lodare il governo, la fig...
-
Ma è mai possibile che un Sindacato che si rispetti e che ha al suo attivo gloriose lotte per la tutela dei diritti non senta il richiamo ad...
